Mediobanca ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un utile netto di 322,7 milioni di euro, segnando una flessione del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma registrando un netto recupero rispetto ai 221,4 milioni di dicembre.
Il risultato, influenzato dai costi di riorganizzazione legati alla fusione con Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) e da una maggiore pressione fiscale, si accompagna a un indice di redditività ROTE del 13,5%.
Ricavi e performance operativa
L’istituto ha registrato ricavi complessivi per 938,6 milioni di euro, in crescita del 3,1% su base annua, mentre il risultato operativo lordo è salito a 552 milioni (+4%). Nonostante il cambio di assetto societario — con MPS che ora esercita direzione e coordinamento dopo un’operazione da 16 miliardi di euro — Piazzetta Cuccia mantiene una solida identità industriale nei suoi comparti principali:
- Credito al Consumo (Compass): Si conferma il motore del gruppo con erogazioni record per 2,6 miliardi di euro e un utile netto di 101,1 milioni (+5,3%).
- Corporate & Investment Banking: L’utile netto dell’area è salito a 71,1 milioni, in forte recupero (+59,4%) rispetto al trimestre precedente.
- Assicurazioni: Il contributo di Generali è salito a 130,1 milioni (+27,1%), portando l’utile della divisione a 131,2 milioni.
Il nodo dell’integrazione e del Wealth Management
Il vero banco di prova della fusione emerge nel comparto Wealth Management, dove la gestione dei patrimoni domestici ha risentito della transizione. La raccolta netta è risultata negativa per 1,1 miliardi di euro, con l’utile netto dell’area sceso a 37,6 milioni (-35,5%). Il calo riflette i deflussi nel private banking e l’uscita di alcuni banker durante la fase di riorganizzazione.
Solidità patrimoniale
Sul fronte del capitale, Mediobanca mantiene una posizione di sicurezza con un CET1 al 15,7%, valore ampiamente superiore ai requisiti regolamentari, nonostante la flessione rispetto a dicembre. Le attività deteriorate lorde si attestano all’1,85% degli impieghi, confermando una qualità del credito sotto controllo. L’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril ha definito la performance “solida” in un contesto di elevata incertezza macroeconomica.
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