Non c’è pace per Monte dei Paschi di Siena (MPS). Mentre il listino milanese cerca di restare a galla grazie ai record di Leonardo, il titolo della banca senese ha subito un’improvvisa accelerazione al ribasso, toccando i 7,23 euro (-3,34%). A scuotere gli investitori non è solo il clima pesante sul comparto bancario europeo, ma la riapertura di una ferita mai del tutto rimarginata: il caso derivati con Deutsche Bank.
La vendetta degli ex banchieri: chiesti 800 milioni di danni
La notizia, riportata da fonti vicine a Borsa Italiana, è di quelle che pesano come macigni. Un gruppo di ex dipendenti di Deutsche Bank ha avviato un’azione legale chiedendo risarcimenti per ben 800 milioni di dollari. Il motivo? Presunti danni d’immagine e reputazionali legati alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la banca tedesca e MPS negli anni passati per le note operazioni sui derivati.
Questa nuova tegola legale riaccende i riflettori su un passato turbolento proprio mentre la banca senese stava faticosamente ricostruendo la propria credibilità sul mercato.
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Mercato nervoso: le banche sotto pressione
Il calo di MPS si inserisce in un contesto difficile per il settore bancario. Con lo shock petrolifero di Goldman Sachs che minaccia di spingere l’inflazione e bloccare i tagli dei tassi della BCE, le banche italiane si trovano a gestire una volatilità crescente.
Tuttavia, il caso specifico di MPS preoccupa doppiamente: il rischio legale, anche se indiretto o legato a rimborsi e cause pregresse, è un segnale che i “fantasmi” del passato non hanno ancora smesso di perseguitare il titolo, frenando i piani di privatizzazione definitiva del Tesoro.
Cosa aspettarsi per il finale di seduta?
Con il titolo che scambia ora intorno ai 7,23 euro, il supporto tecnico è sotto pressione. Se la notizia dovesse innescare ulteriori vendite da parte dei fondi istituzionali, MPS potrebbe trascinare al ribasso l’intero comparto bancario italiano. Gli occhi restano puntati sulle possibili repliche ufficiali da Francoforte e Siena, ma per ora il verdetto del mercato è chiaro: la parola “risarcimento” continua a spaventare gli azionisti più di ogni bilancio positivo.
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