La decisione del board di sfiduciare il manager che ha guidato il recente risanamento della banca e l’audace scalata su Mediobanca non è stata una sorpresa, ma le modalità del “divorzio” hanno scosso Piazza Affari. Lo scontro si è spostato ora sul piano legale: il CDA uscente ha infatti presentato una serie di esposti relativi alla regolarità delle liste presentate per il rinnovo del vertice, mettendo nel mirino proprio la candidatura di Lovaglio nella lista concorrente di PLT Holding.
La frattura: tra continuità e liste alternative
Il punto di rottura definitivo è arrivato quando Luigi Lovaglio, dopo essere stato escluso dalla lista “ufficiale” del consiglio per il prossimo mandato, ha scelto di non dimettersi, accettando invece la sfida lanciata da Pierluigi Tortora. Il banchiere lucano è infatti il capolista della proposta di PLT Holding, una mossa che il CDA ha interpretato come un conflitto di interessi insanabile, tale da giustificare la revoca immediata delle deleghe per “giusta causa”.
Mentre la gestione ordinaria della banca è stata affidata al vice direttore generale vicario Maurizio Bai, il consiglio ha già indicato in Fabrizio Palermo (attuale numero uno di Acea) l’uomo della svolta per guidare il nuovo corso post-fusione con Mediobanca. Tuttavia, Tortora ha duramente attaccato questa scelta, definendola un rischio per la governance poiché Palermo “non ha conoscenza diretta delle dinamiche operative della banca”.
L’ombra di Mediobanca e il peso dei soci
Sullo sfondo di questo scontro di potere rimane la complessa operazione di integrazione con Mediobanca, che ha generato forti attriti interni e ha portato perfino alle dimissioni di un consigliere indagato per insider trading nelle scorse settimane. La partita ora si sposta sui grandi azionisti: il voto di Delfin (che controlla il 17,5% di MPS) e l’orientamento degli investitori istituzionali saranno decisivi.
Il mercato osserva con estrema cautela: il titolo MPS ha reagito alla notizia con una forte volatilità, riflettendo il timore degli investitori che un lungo stallo legale o un cambio traumatico al vertice possano rallentare l’esecuzione del piano industriale e la realizzazione delle sinergie previste dall’unione con Piazzetta Cuccia.
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Foto: Freedomz via Shutterstock
