Poste Italiane, guidata da Matteo Del Fante, è pronta a rafforzare la sua leadership azionaria in Telecom Italia (TIM) acquistando il 2,5% residuo in possesso di Vivendi. L’operazione, valutata intorno ai 200 milioni di euro, porterebbe la quota di Poste dal attuale 24,8% al 27,31%, consolidando il controllo strategico nel settore telecomunicazioni.
Normativa flessibile per l’OPA
Un aspetto cruciale è la cornice regolatoria. L’articolo 49 del regolamento Emittenti permette di superare temporaneamente la soglia del 25% senza obbligo di OPA totalitaria, a patto di riassorbirla entro 12 mesi, offrendo a Poste la flessibilità necessaria. Inoltre, la riforma del Testo Unico della Finanza (TUF) in discussione parlamentare potrebbe elevare questa soglia al 30%, allineando l’Italia agli standard europei e riducendo rischi immediati.
Rischi diluitivi e outlook
Gli analisti avvertono però su potenziali effetti diluitivi: la conversione di azioni di risparmio in ordinarie potrebbe incrementare i titoli con voto, riducendo l’impatto effettivo della quota di Poste sotto il 27,31%. Nonostante ciò, il contesto è favorevole, con partnership come la joint venture su cloud e AI (TIM 51%, Poste 49%) e la migrazione di PosteMobile sulla rete TIM dal 2026.
Questa mossa si inserisce in una strategia di lungo termine, sostenuta dal Ministero dell’Economia, per ridisegnare il futuro delle tlc italiane, monitorando evoluzioni normative e azionarie.
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