Si avvia alla conclusione una delle operazioni di consolidamento bancario transfrontaliero più rilevanti d’Europa. Venerdì 3 luglio 2026 si chiuderà ufficialmente l’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) promossa da UniCredit S.p.A. su Commerzbank AG. I risultati definitivi saranno diffusi l’8 luglio, ma le proiezioni degli analisti indicano un esito favorevole all’istituto di Piazza Affari, guidato dall’amministratore delegato Andrea Orcel.
Le stime sulle adesioni e il controllo dell’assemblea
Le stime di mercato indicano un tasso di adesione all’OPS vicino al 15%, in progresso rispetto al 12,5% registrato la scorsa settimana. Aggregando questa percentuale al 26,7% già in portafoglio e al 3,22% strutturato in strumenti derivati swap con diritti di voto, UniCredit si attesterebbe attorno al 45% del capitale della banca tedesca.
Tale soglia garantirebbe al gruppo italiano il controllo di fatto dell’assemblea degli azionisti di Francoforte. Nello specifico, in occasione del rinnovo dei vertici previsto per l’aprile 2027, UniCredit avrebbe la facoltà di nominare fino a 10 consiglieri su 20 nel Consiglio di Sorveglianza, inclusa la carica del Presidente, munito di voto capitario doppio.
Fonti vicine al dossier segnalano tuttavia l’intenzione di UniCredit di accelerare l’iter attraverso la convocazione di un’assemblea straordinaria subito dopo aver ottenuto il via libera della Banca Centrale Europea (BCE) e della vigilanza UE, atteso in un arco di tempo compreso tra tre e sei mesi.
Il nodo dei derivati e il ricorso alla Bafin
La struttura dell’azionariato Commerzbank evidenzia che il governo tedesco (circa 13%), i piccoli risparmiatori (16%), le azioni proprie (4,13%) e i fondi passivi (17%) non avrebbero aderito all’offerta. Il focus si è quindi concentrato sul 19,65% in mano agli investitori istituzionali.
I vertici di Commerzbank hanno segnalato che una quota rilevante dell’operatività sull’OPS è collegata a posizioni in derivati cash detenute da intermediari internazionali come Nomura e Jefferies, che coprono circa il 13,2% del capitale. La banca tedesca ha chiesto l’intervento della Bafin (l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari in Germania) per verificare potenziali distorsioni di prezzo.
L’ipotesi è stata respinta da UniCredit, che ha precisato come tali strumenti finanziari rappresentino coperture ordinarie volte a sterilizzare il rischio di prezzo e a contenere la volatilità del titolo, in forte rialzo dall’ingresso iniziale dell’istituto italiano nel settembre 2024.
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