Il percorso di UniCredit verso l’acquisizione di Commerzbank si arricchisce di una nuova, onerosa variabile regolamentare. Secondo quanto emerso dai documenti pubblicati dall’istituto di Piazza Gae Aulenti in vista dell’assemblea del 4 maggio 2026, il superamento della soglia del 50% dei diritti di voto nella banca tedesca farebbe scattare un obbligo di offerta pubblica (Opa) sulla controllata polacca mBank.
L’incognita polacca rappresenta un potenziale aumento dei costi in contanti per l’operazione, proprio mentre la banca guidata da Andrea Orcel cerca di convincere il mercato della sostenibilità del suo progetto di integrazione europea da 35 miliardi di euro.
L’ostacolo mBank: un esborso miliardario in contanti
Commerzbank detiene attualmente il 69,1% di mBank, istituto quotato a Varsavia con una capitalizzazione di mercato di circa 14,5 miliardi di dollari. In base alla normativa vigente in Polonia, se UniCredit dovesse assumere il controllo di Commerzbank, sarebbe legalmente obbligata a lanciare un’offerta per il restante 30,9% delle azioni mBank non ancora in suo possesso.
A differenza dell’offerta principale per Commerzbank — che è strutturata interamente in azioni — la legge polacca impone che qualsiasi offerta obbligatoria includa una componente in contanti, con un prezzo minimo determinato da criteri legali rigorosi. Questo scenario comporterebbe per UniCredit un impegno finanziario aggiuntivo stimato in diversi miliardi di dollari, complicando la strategia di ottimizzazione del capitale.
Incertezza operativa e “muro” della vigilanza
Oltre ai costi, l’operazione mBank presenta rischi di esecuzione:
- Rischio delisting: un’offerta pubblica potrebbe portare all’uscita di mBank dal listino di Varsavia, mossa che le autorità di vigilanza polacche hanno storicamente cercato di evitare per preservare la profondità del mercato finanziario locale.
- Erosione clientela: l’allarme si somma a quello lanciato ieri da UniCredit circa la possibile perdita di dipendenti chiave e clienti di alto profilo a causa dell’incertezza prolungata legata al takeover.
Successo sul fronte del debito: collocato Bond da 1 Miliardo
Nonostante le turbolenze sul fronte M&A, la solidità creditizia di UniCredit rimane un punto fermo per gli investitori istituzionali. La banca ha comunicato ieri sera il collocamento con successo di un bond senior non-preferred da 1 miliardo di euro con scadenza a 6 anni (richiamabile dopo 5).
L’operazione ha registrato una domanda eccezionale:
- Ordini totali: Oltre 3,7 miliardi di euro (3,7 volte l’offerta).
- Rendimento: Grazie al forte interesse, lo spread è stato compresso da 125 a 95 punti base sopra il tasso mid-swap.
- Cedola annua: Fissata al 3,776%.
- Distribuzione: Il 64% dell’emissione è stata assorbita da fondi d’investimento, con una forte partecipazione internazionale (Regno Unito 26%, Francia 19%, Germania/Austria 15%).
Verso l’assemblea del 4 maggio
Il titolo UniCredit a Piazza Affari scambia in leggero ribasso a 66,50 euro, riflettendo la cautela degli investitori per le nuove incognite emerse in Polonia. La strategia della banca resta quella di procedere per gradi, puntando inizialmente a una partecipazione superiore al 30% per poi valutare la scalata totale. Tuttavia, la necessità di finanziare un’Opa obbligatoria su mBank potrebbe influenzare il giudizio dei soci che tra meno di un mese dovranno approvare l’aumento di capitale al servizio dell’offerta.
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