UniCredit S.p.A. ha impresso una netta accelerazione alla scalata transfrontaliera sulla tedesca Commerzbank AG, superando la soglia psicologica e strategica del 50% dei diritti di voto potenziali complessivi.
Attraverso una combinazione di partecipazioni azionarie dirette, strumenti finanziari convertibili e contratti derivati complessi, l’istituto guidato dall’amministratore delegato Andrea Orcel si posiziona ora in una condizione di controllo virtuale della seconda banca privata della Germania.
La struttura della partecipazione e l’ingegneria finanziaria
L’architettura finanziaria dell’operazione, emersa dalle ultime comunicazioni e da fonti di mercato, evidenzia l’utilizzo di una strategia a più livelli:
- Quota azionaria diretta: UniCredit ha continuato a incrementare l’acquisto di azioni ordinarie, consolidando la propria base oltre il 30% già registrato nelle precedenti sessioni.
- Strumenti derivati e opzioni: la restante parte della partecipazione, che consente a Piazza Gae Aulenti di superare la soglia complessiva del 50%, è strutturata mediante derivati con regolamento in contanti (cash-settled) e strumenti finanziari convertibili.
Questa accelerazione rende di fatto virtualmente vincente l’offerta pubblica di acquisto (Opa) da 38,6 miliardi di euro promossa dal gruppo italiano, il cui termine per l’adesione da parte degli azionisti è fissato per il prossimo 16 giugno. Sotto il profilo tecnico, l’operazione necessita ancora del via libera formale da parte della Banca Centrale Europea (BCE) per l’esercizio effettivo dei diritti di voto oltre la soglia del 29,9%. Tuttavia, la dimensione dei blocchi azionari blindati da Orcel riduce significativamente i margini di manovra difensiva per il management di Francoforte.
Le reazioni del mercato e il contesto politico a Berlino
La notizia del superamento del 50% ha generato un’immediata reazione sui mercati finanziari europei. A Piazza Affari, il titolo UniCredit ha mostrato una performance rialzista, consolidando la propria posizione sopra l’area dei 75 euro e confermando il favore delle case d’affari istituzionali per il potenziale industriale della fusione.
La mossa di UniCredit intensifica la pressione sul governo federale di Berlino e sulle rappresentanze sindacali tedesche, che fin dall’inizio hanno manifestato una rigida resistenza al passaggio della banca in mani italiane. Con la maggioranza virtuale del capitale già opzionata da UniCredit, gli analisti evidenziano come una potenziale integrazione strutturale sia ormai legata principalmente alle tempistiche delle autorizzazioni regolamentari piuttosto che a veti di natura assembleare.
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