Le pressioni sui prezzi negli Stati Uniti si sono attenuate all’inizio del 2026, con il tasso annuo di inflazione al consumo che è rallentato dal 2,7% di dicembre al 2,4% di gennaio.
Il dato è risultato inferiore alle aspettative degli economisti, ferme al 2,5%, e ha segnato il valore più basso registrato dal maggio 2025.
Su base mensile, l’indice CPI headline è cresciuto dello 0,2%, attestandosi leggermente al di sotto sia del dato precedente che delle stime di consenso, pari allo 0,3%.
Anche l’inflazione core — che esclude le componenti alimentari ed energetiche — si è raffreddata, scendendo dal 2,6% su base annua di dicembre al 2,5% di gennaio, in linea con le previsioni. Si tratta del livello di inflazione core più basso dal marzo 2021.
Rispetto al mese precedente, l’indice CPI core è aumentato dello 0,3%, centrando le stime e registrando un lieve incremento rispetto al +0,2% di dicembre.
Dove sale e dove scende l’inflazione
I costi abitativi rimangono un driver fondamentale. L’indice relativo agli alloggi è cresciuto dello 0,2% a gennaio, risultando il principale responsabile dell’aumento mensile complessivo dell’indice generale e confermando la persistente rigidità delle spese legate alla casa.
Il comparto energetico ha continuato a esercitare una pressione al ribasso, con il relativo sottoindice in calo dell’1,5% su base mensile. L’inflazione del gasolio da riscaldamento è crollata del 5,7% nel mese, mentre i servizi di fornitura di gas naturale hanno registrato un balzo dell’1%, riflettendo probabilmente la maggiore domanda di riscaldamento durante l’ondata di freddo di gennaio.
Incrementi inflattivi sono stati rilevati anche nelle tariffe aeree — che hanno segnato l’aumento mensile più elevato con un +6,5% — nei tabacchi e nei prodotti per fumatori, nonché nei servizi di trasporto.
Flessioni sono state invece osservate nel mercato delle auto e dei camion usati, in calo dell’1,8%, e nelle assicurazioni dei veicoli a motore, scese dello 0,4%.

Reazioni del mercato
Gli indici azionari statunitensi hanno registrato un lieve rialzo nelle prima contrattazioni a New York, con i futures sull’S&P 500 che hanno invertito le perdite iniziali grazie al favore con cui gli investitori hanno accolto i dati sull’inflazione, rivelatisi più contenuti del previsto.
Nel comparto delle materie prime, i metalli preziosi hanno messo a segno un deciso rally.
I futures sull’oro — monitorati dall’ETF SPDR Gold Shares (GLD) — sono saliti dell’1,3% a 4.985 dollari l’oncia, mentre i futures sull’argento sono balzati di quasi il 5%, attestandosi a 78,72 dollari l’oncia.
Continua a leggere: La Fed si ferma e Powell attacca: tassi al 3,75% dopo tre tagli consecutivi
Per ulteriori aggiornamenti su questo argomento, aggiungi Benzinga Italia ai tuoi preferiti oppure seguici sui nostri canali social: X e Facebook.
Ricevi informazioni esclusive sui movimenti di mercato 30 minuti prima degli altri trader
La prova gratuita di 14 giorni di Benzinga Pro, disponibile solo in inglese, ti permette di accedere ad informazioni esclusive per poter ricevere segnali di trading utilizzabili prima di milioni di altri trader. CLICCA QUI per iniziare la prova gratuita.
Foto: Shutterstock
