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    Homepage » Inflazione USA: il dato di febbraio è stabile al 2,4%, ma l’Iran gela le speranze

    Inflazione USA: il dato di febbraio è stabile al 2,4%, ma l’Iran gela le speranze

    Piero CingariBy Piero Cingari11/03/2026 Notizie 4 min. di lettura
    Inflazione USA: il dato di febbraio è stabile al 2,4%, ma l’Iran gela le speranze
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    L’inflazione al consumo negli Stati Uniti si è mantenuta stabile a febbraio, con una crescita dei prezzi su base annua in linea con le aspettative degli analisti di mercato, secondo i dati governativi pubblicati mercoledì.

    L’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) è salito del 2,4% rispetto all’anno precedente, stando alle ultime rilevazioni dello US Bureau of Labor Statistics (BLS), che mostrano un dato analogo a quello di gennaio e alle stime degli economisti.

    Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,3%, segnando una modesta accelerazione rispetto allo 0,2% di gennaio, pur rimanendo coerenti con le previsioni degli esperti.

    L’inflazione “core” — che esclude le componenti più volatili come alimentari ed energia — è rimasta invariata al 2,5% su base annua, confermando ancora una volta le letture precedenti e le attese del mercato.

    È opportuno sottolineare che la rilevazione dei dati è avvenuta prima dello scoppio del conflitto in Iran, evento che ha successivamente innescato una brusca impennata dei prezzi di benzina e diesel; ciò implica che gli ultimi dati del CPI potrebbero non riflettere ancora l’impatto inflazionistico dei recenti rincari sui mercati energetici.

    Abitazioni e alimentari continuano a trainare i rialzi mensili

    Il settore abitativo è rimasto il principale fattore contribuente all’aumento mensile di febbraio, con un incremento dello 0,2%. Anche i prezzi dei prodotti alimentari sono saliti, registrando una crescita complessiva dello 0,4%. All’interno di questa categoria, l’indice dei beni per il consumo domestico è aumentato dello 0,4%, mentre la ristorazione fuori casa ha segnato un +0,3%.

    Anche i prezzi dell’energia sono cresciuti durante il mese, con un incremento dello 0,6%, mentre l’inflazione di fondo — al netto di cibo ed energia — non ha subito variazioni.

    Diverse categorie di consumo hanno evidenziato rincari significativi. A febbraio sono stati registrati aumenti nei settori della sanità, dell’abbigliamento, dell’arredamento e della gestione domestica, delle tariffe aeree e dell’istruzione.

    Al contrario, si sono osservati ribassi nei servizi di comunicazione, nei veicoli usati, nelle assicurazioni auto e nella cura della persona, offrendo una parziale compensazione al quadro inflazionistico generale.

    Costi del carburante e dei trasporti già in rialzo prima della guerra

    Un’analisi più approfondita del paniere CPI rivela che alcune categorie hanno subito oscillazioni di prezzo insolitamente ampie durante il mese.

    • Le spese per traslochi, stoccaggio e trasporti sono balzate del 13,5% su base mensile, uno degli incrementi più marcati del rapporto.
    • I prezzi del diesel sono saliti del 12,8%, una variazione che ha preceduto l’ultimo shock petrolifero legato al conflitto iraniano.
    • Il software e gli accessori informatici sono aumentati del 6,5%, in netto contrasto con i timori del mercato circa le possibili pressioni deflazionistiche dell’intelligenza artificiale sui prezzi del software.

    D’altro canto, alcuni servizi digitali hanno subito forti cali. I prezzi degli abbonamenti e del noleggio di video e videogiochi sono scesi dell’8,7%, segnando uno dei ribassi più netti all’interno del paniere.

    Continua a leggere: Indice Fear & Greed: Wall Street resta nella paura nonostante i segnali di pace di Trump

    Reazioni dei mercati

    I mercati finanziari hanno reagito con cautela alla pubblicazione dei dati, mentre i prezzi dell’energia riprendevano la loro ascesa a causa della crescente incertezza intorno allo Stretto di Hormuz.

    Nelle contrattazioni pre-market, i futures azionari statunitensi si sono mossi in territorio negativo. I contratti sull’S&P 500 hanno ceduto lo 0,31%, i futures sul Dow Jones lo 0,5%, mentre il Nasdaq 100 ha registrato una flessione dello 0,3%.

    Nella seduta di martedì, l’SPDR S&P 500 ETF Trust (SPY) aveva perso lo 0,16% in un’altra giornata caratterizzata dalla volatilità dei comparti energetici.

    Anche i mercati obbligazionari hanno rispecchiato i rinnovati timori sull’inflazione. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito di 4 punti base, attestandosi al 4,19%, mentre gli investitori valutano il rischio che i recenti rincari energetici possano complicare l’outlook inflazionistico nei prossimi mesi.


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