La crescita economica negli Stati Uniti ha subito un brusco rallentamento verso la fine del 2025. Nel quarto trimestre, il prodotto interno lordo è cresciuto a un tasso annualizzato dello 0,7%, secondo la seconda stima pubblicata venerdì dal Bureau of Economic Analysis (BEA).
Il dato è stato rivisto significativamente al ribasso rispetto alla stima iniziale dell’1,4% e segna una netta decelerazione rispetto al tasso di crescita del 4,4% registrato nel terzo trimestre.
La revisione al ribasso rispetto alla stima preliminare è stata determinata dalla debolezza delle esportazioni, da una contrazione della spesa per consumi, dalla riduzione della spesa pubblica e da minori investimenti, mentre le importazioni sono diminuite meno di quanto precedentemente stimato.
Rispetto al terzo trimestre, la frenata della crescita del PIL reale riflette principalmente il calo della spesa pubblica e delle esportazioni, unitamente a un raffreddamento dei consumi. Questi fattori sono stati parzialmente compensati da un incremento degli investimenti, che hanno subito un’accelerazione durante il trimestre.
A gennaio, l’inflazione core PCE è salita al 3,1%, prima che la crisi di Hormuz innescasse il rialzo dei prezzi del petrolio
Dati separati hanno mostrato letture inflattive contrastanti all’inizio del nuovo anno. L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) è salito del 2,8% su base annua a gennaio, in calo rispetto al 2,9% di dicembre e al di sotto delle aspettative che prevedevano un dato invariato.
Su base mensile, il PCE headline è aumentato dello 0,3%, rallentando rispetto allo 0,4% di dicembre e allineandosi alle previsioni degli economisti.
L’inflazione PCE core, che esclude le componenti alimentari ed energetiche ed è l’indicatore privilegiato dalla Federal Reserve, è salita al 3,1%, accelerando rispetto al precedente 3,0% e confermando le stime.
Su base mensile, l’indice core è cresciuto dello 0,4%, in linea sia con la lettura precedente che con le previsioni di consenso.
È fondamentale sottolineare che queste cifre precedono l’impennata dei costi energetici scatenata dal conflitto in Iran; pertanto, i dati sull’inflazione non riflettono ancora l’ultimo shock sui prezzi del petrolio e dei carburanti, i cui effetti potrebbero iniziare a manifestarsi nelle rilevazioni di marzo.
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Reazioni del mercato
Nelle prime contrattazioni di venerdì a New York, i futures di Wall Street si sono mossi al rialzo, con i contratti sull’S&P 500 in progresso dello 0,6% sopra quota 6.700, segnalando un potenziale rimbalzo dopo le perdite della sessione precedente.
I prezzi del petrolio sono scesi dopo due giorni consecutivi di rialzi. Il greggio del Texas ha ceduto l’1,9% rispetto alla chiusura di giovedì, scambiando intorno ai 94 dollari al barile, sebbene il benchmark rimanga orientato verso la quarta settimana consecutiva di guadagni.
Nella giornata di giovedì, lo SPDR S&P 500 ETF Trust (SPY) aveva perso l’1,5%, chiudendo al livello più basso dalla fine di novembre 2025.
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