Un indicatore molto seguito sulle assunzioni nel settore privato ha mostrato che la crescita dell’occupazione negli Stati Uniti è rimbalzata nel mese di dicembre, sebbene il ritmo sia rimasto ben al di sotto dei livelli tipicamente associati a un mercato del lavoro in salute.
Secondo l’ultimo National Employment Report di ADP, le aziende private hanno aggiunto 41.000 lavoratori a dicembre 2025, invertendo la tendenza dopo la perdita (rivista) di 29.000 posti registrata a novembre. L’incremento è risultato tuttavia inferiore alle aspettative degli economisti, che prevedevano un aumento di 47.000 unità.
“Le piccole imprese si sono riprese dalle perdite di novembre con assunzioni positive di fine anno, mentre i grandi datori di lavoro hanno segnato il passo”, ha dichiarato Nela Richardson, capo economista di ADP, sottolineando una crescente divergenza nella domanda di lavoro in base alle dimensioni delle aziende.
Analisi settoriale e geografica
Il settore dei servizi ha trainato quasi interamente i guadagni di dicembre, aggiungendo 44.000 posti di lavoro. I comparti dell’istruzione e della sanità hanno guidato la classifica con 39.000 posizioni, seguiti da tempo libero e ospitalità con 24.000 unità.
Il settore commercio, trasporti e utility ha aggiunto 11.000 posti, mentre i servizi professionali e alle imprese hanno perso 29.000 unità e il settore dell’informazione ne ha cedute 12.000.
Le industrie produttrici di beni hanno perso complessivamente 3.000 posti di lavoro, penalizzate da un calo di 5.000 unità nel manifatturiero, nonostante i lievi guadagni nell’edilizia e nelle risorse naturali.
A livello geografico, la forza delle assunzioni si è concentrata nel Sud (+54.000) e nel Nord-Est (+40.000). Al contrario, l’Ovest ha rappresentato una nota stonata, perdendo 61.000 posti di lavoro, quasi interamente nell’area del Pacifico.
Le medie imprese sono state le più attive sul fronte delle assunzioni a dicembre, aggiungendo 34.000 lavoratori. Le piccole imprese hanno aggiunto 9.000 posti, mentre i grandi datori di lavoro ne hanno creati solo 2.000, confermando il rallentamento delle grandi aziende a fine anno.
Sul fronte salariale, le pressioni mostrano scarsi segni di allentamento: la crescita retributiva per chi ha mantenuto lo stesso impiego è rimasta stabile al 4,4% su base annua. Per chi ha cambiato lavoro, invece, l’aumento dei compensi ha subito un’accelerazione al 6,6%, rispetto al 6,3% di novembre.
Reazione dei mercati: Wall Street verso nuovi record
I futures azionari statunitensi si sono mossi cautamente al rialzo mercoledì mattina, mentre gli investitori analizzavano i dati contrastanti sul lavoro.
I contratti legati all’S&P 500 sono saliti dello 0,1%, mentre i futures del Dow Jones hanno guadagnato lo 0,3%, estendendo i massimi storici della sessione precedente.
I futures del Nasdaq 100 sono rimasti invece appena sotto la parità.
Tra i titoli più attivi nel pre-market si segnala Moody’s Corp. (MCO), in rialzo del 3% dopo i solidi guadagni di inizio settimana, grazie alle aspettative degli analisti su una robusta emissione di debito nel 2026.
Nel comparto delle materie prime, i futures sull’argento sono crollati del 4% a 77 dollari, dopo aver superato brevemente gli 80 dollari martedì. I futures sull’oro hanno perso l’1,1%, mentre il petrolio greggio è rimasto sostanzialmente invariato intorno ai 57 dollari al barile.
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