Per buona parte degli ultimi tre anni, il mercato azionario statunitense è sembrato una partita a senso unico. Un ristretto gruppo di colossi tecnologici, i cosiddetti “Magnifici 7“, ha monopolizzato i rendimenti, i titoli dei giornali e la crescita degli utili.
L’opinione diffusa era che, senza questa élite tecnologica, l’intero rialzo del listino non avrebbe retto.
I numeri parlano chiaro: dal suo lancio nell’ottobre 2023, il Roundhill Magnificent Seven ETF (BATS:MAGS) ha guadagnato il 119%, quasi il triplo rispetto all’Invesco Equal Weight S&P 500 ETF (ARCA:RSP). Questo divario evidenzia quanto la performance dei “primi della classe” si sia scollegata dall’andamento del titolo medio del paniere S&P 500.
Tuttavia, l’ultimo report di Goldman Sachs segnala una lieve inversione di tendenza: le mega-cap restano cruciali, ma la prossima fase rialzista potrebbe non dipendere più esclusivamente da loro.
I Magnifici 7 hanno stracciato la performance mediana dell’S&P 500

I Magnifici 7 genereranno quasi metà della crescita degli utili, ma il resto del listino accelera
Goldman Sachs stima per il 2026 un utile per azione (EPS) dell’S&P 500 pari a 305 dollari, con una crescita annua del 12%, seguita da un ulteriore +10% nel 2027.
Di questo 12% previsto per il prossimo anno, Goldman calcola che i sette giganti — NVIDIA Corp. (NASDAQ:NVDA), Microsoft Corp. (NASDAQ:MSFT), Apple Inc. (NASDAQ:AAPL), Alphabet Inc. (NASDAQ:GOOG) (NASDAQ:GOOGL), Amazon.com, Inc. (NASDAQ:AMZN), Meta Platforms Inc. (NASDAQ:META) e Tesla Inc. (NASDAQ:TSLA) — contribuiranno per il 46% della crescita totale degli utili dell’indice.
- È una concentrazione straordinaria: l’1% delle società dell’indice (che pesa per circa il 36% della capitalizzazione) dovrebbe generare quasi la metà di tutta la crescita dei profitti.
- Tuttavia, questo dato rappresenta un leggero calo rispetto al 2025, anno in cui lo stesso gruppo ha contribuito per circa il 50%.
“La capacità delle grandi aziende USA di mantenere margini così eccezionali è da tempo oggetto di dibattito tra gli investitori. La recente attenzione alla competizione sull’IA tra i big suggerisce che questo resterà un tema centrale anche nel 2026”, ha commentato Ben Snider, analista della banca d’affari.
La novità è che Goldman prevede un’accelerazione della crescita degli utili per gli altri 493 titoli dell’S&P 500: dal 7% del 2025 al 9% nel 2026. In termini assoluti, il gruppo dei “493” dovrebbe generare oltre la metà della crescita totale degli utili dell’indice il prossimo anno.
Si tratta di un cambio di passo rilevante. Già nel 2025 la crescita degli utili è stata più diffusa di quanto percepito da molti investitori, con l’azienda media dell’S&P 500 che ha registrato incrementi tra il 7% e il 12%. Per il 2026, Goldman si aspetta che questa partecipazione si allarghi ulteriormente, grazie a un contesto macroeconomico più favorevole.
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Perché il resto dell’indice sta recuperando terreno
La crescita economica resta la variabile più influente nel modello previsionale top-down di Goldman, giustificando oltre la metà della variazione storica dell’EPS.
Con il consolidarsi della crescita economica, i settori ciclici — come industriali, materie prime (Materials) e beni di consumo discrezionali — dovrebbero registrare un incremento degli utili più rapido.
Parallelamente, l’allentamento delle tensioni sul mercato del lavoro e l’aumento della produttività dovrebbero sostenere i margini di profitto. Goldman mantiene comunque una cautela maggiore rispetto al consensus degli analisti (modello bottom-up) sulla velocità con cui i margini si espanderanno al di fuori delle grandi capitalizzazioni.
Secondo la banca d’affari, l’intelligenza artificiale resterà un importante fattore di spinta, ma non sarà l’unica forza a muovere i mercati. Sebbene il 30%-40% delle grandi imprese utilizzi già l’IA in qualche forma, sono ancora pochissime quelle che hanno visto un impatto tangibile sui bilanci.
L’adozione è ancora in una fase iniziale, frammentata e concentrata prevalentemente su quelle società che dispongono di capitali, dati e infrastrutture per implementarla efficacemente.
“Il processo di adozione dell’IA è ancora agli albori, ma finora sono le grandi aziende a mostrare i progressi maggiori rispetto alle realtà più piccole”, ha osservato Snider.
Nel tempo, l’IA ha il potenziale per incrementare in modo sostanziale la capacità reddituale complessiva del mercato. Tuttavia, per il 2026, Goldman la considera un contributo graduale piuttosto che il motore primario della crescita.
Cosa significa questo per gli investitori
Il messaggio chiave dell’analisi di Goldman non è che i Magnifici 7 stiano diventando irrilevanti, ma che il loro dominio sta diventando meno esclusivo.
È probabile che le mega-cap continuino a trainare il mercato nel 2026, ma non dovranno più farlo da sole. Man mano che la crescita degli utili si estende a più settori e i comparti ciclici riprendono vigore, il ventaglio di opportunità si allarga ben oltre quel ristretto gruppo di titoli.
Foto: Shutterstock
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