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    Homepage » Goldman Sachs gela i mercati: lo shock petrolifero è inarrestabile. Perché le riserve non basteranno

    Goldman Sachs gela i mercati: lo shock petrolifero è inarrestabile. Perché le riserve non basteranno

    Piero CingariBy Piero Cingari11/03/2026 Altri Mercati 5 min. di lettura
    Goldman Sachs gela i mercati: lo shock petrolifero è inarrestabile. Perché le riserve non basteranno
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    Un rilascio coordinato d’emergenza da parte dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) potrebbe tamponare l’emorragia, ma Goldman Sachs avverte: una perdita di fornitura pari a 10 milioni di barili al giorno non può essere mascherata solo dalle riserve strategiche. Più a lungo lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso, più la situazione è destinata a precipitare.

    Mercoledì i mercati energetici globali restano in stato di massima allerta. L’AIE si appresta ad annunciare un prelievo senza precedenti di 400 milioni di barili dalle riserve dei paesi membri, una cifra che supera di gran lunga i 182 milioni di barili mobilitati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

    “Negli ultimi giorni le condizioni dei mercati petroliferi sono deteriorate”, ha dichiarato in una nota il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol.

    Attualmente, i paesi membri dell’AIE detengono oltre 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche d’emergenza, ai quali si aggiungono altri 600 milioni di barili detenuti dall’industria sotto obbligo governativo.

    Goldman Sachs: le riserve non risolveranno la crisi di Hormuz

    Intervenendo mercoledì su Bloomberg Television, Samantha Darth, analista delle materie prime presso Goldman Sachs, ha spiegato perché i mercati finanziari potrebbero aver sottovalutato l’entità del problema.

    “Si può parlare di un rilascio di 300 o 400 milioni di barili, ma non avverrà tutto in una volta e non compenserà in un rapporto uno a uno il ritmo delle perdite”, ha affermato Darth.

    “Il rilascio più rapido mai operato dal gruppo è avvenuto a un ritmo di circa 2-2,5 milioni di barili al giorno. Di conseguenza, il mercato continuerà probabilmente a perdere oltre 10 milioni di barili di greggio su base netta ogni giorno”.

    Goldman stima che i fermi della produzione in tutto il Medio Oriente si attestino mediamente a 6,3 milioni di barili al giorno, stando ai dati di Kpler, Argus e Bloomberg. A questi si aggiungono 1,7 milioni di barili al giorno di prodotti raffinati persi a causa dei blocchi nelle raffinerie, dovuti sia a misure precauzionali che a danni fisici.

    Darth ha tracciato una distinzione fondamentale per i mercati tra l’interruzione delle esportazioni e il blocco della produzione.

    “Se oggi interrompo l’export ma ho capacità residua nei depositi, posso semplicemente stoccare il greggio. Quando il caos si placherà, potrò rimandarlo sul mercato: in questo caso i volumi subiscono un ritardo, non una perdita”, ha spiegato.

    “Quando invece si arresta la produzione perché non si ha più dove stoccarla, si tratta di una perdita effettiva. Far ripartire gli impianti richiede tempi molto lunghi”.

    Goldman stima che saranno necessarie circa quattro settimane per riportare la produzione ai livelli pre-crisi una volta riaperto lo Stretto, anche nell’ipotesi di un ripristino immediato.

    La quota di 400 milioni di barili, rilasciata al ritmo massimo osservato di 2,5 milioni al giorno, coprirebbe circa 160 giorni, ma il deficit netto di fornitura rimarrebbe comunque superiore ai 10 milioni di barili giornalieri per l’intero periodo.

    “Questo intervento può rallentare la caduta e rendere la curva più gestibile”, ha concluso Darth, “ma non eliminerà lo shock”.

    Riserve petrolifere per Paese: chi ha margini e chi è al limite

    Le riserve strategiche (SPR) variano sensibilmente tra le principali nazioni consumatrici. Giappone e Germania dispongono dei cuscinetti più ampi in termini di giorni di domanda, mentre Corea del Sud e Regno Unito presentano i margini più ridotti.

    Paese Copertura SPR (giorni di domanda)
    Giappone 141
    Germania 130
    Cina 114
    Francia 97
    Stati Uniti 84
    Spagna 80
    Canada 77
    Corea del Sud 48
    Regno Unito 48

    La posizione del Giappone è particolarmente critica, dato che oltre il 90% delle sue importazioni di greggio proviene dal Medio Oriente e circa il 70% di questi carichi transita per lo Stretto di Hormuz.

    Tokyo ha già autorizzato un rilascio graduale delle riserve per sostenere i raffinatori nazionali e sta valutando ulteriori sussidi per contenere i prezzi del carburante al dettaglio.

    “All’alba di questo shock, le scorte nei paesi OCSE erano su livelli medi, non bassi”, ha precisato Darth.

    “Le variabili che monitoreremo quotidianamente sono due: in primo luogo i volumi, ovvero l’entità dell’interruzione giornaliera rispetto a quanto può essere compensato dai rilasci; in secondo luogo, la durata. Quanto si può essere fiduciosi che la crisi venga contenuta entro un mese anziché due o tre? In quest’ultimo caso, il mercato dovrà coprirsi contro perturbazioni di scala molto superiore”.

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    La situazione nello Stretto: chiusure, mine e transiti selettivi

    Le condizioni fisiche nello Stretto di Hormuz sono continuate a peggiorare da quando, il 2 marzo, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha dichiarato il passaggio chiuso alla navigazione commerciale occidentale.

    Martedì, l’Iran ha confermato operazioni attive di posizionamento di mine a partire dal 10 marzo, come riportato dalla CNN.

    L’esercito statunitense ha risposto distruggendo 16 navi posamine iraniane, secondo quanto riferito dal Comando Centrale degli Stati Uniti. Tuttavia, si ritiene che l’arsenale di mine iraniano sia quasi intatto: le stime suggeriscono che sia stato dispiegato solo il 10-20% della capacità totale.

    Stando ai dati di Lloyd’s List Intelligence, le petroliere della “shadow fleet” — imbarcazioni che operano al di fuori dei quadri normativi e assicurativi occidentali — rappresentano circa la metà di tutti i transiti registrati tra il 1° e l’8 marzo.

    L’Iran sembra applicare una chiusura selettiva: le navi battenti bandiera cinese e quelle ritenute politicamente allineate ricevono il permesso di transito. Anche le petroliere collegate alla Russia continuano a muoversi, sebbene con rischi crescenti a causa dell’aumento della densità di mine.

    La Mayuree Naree, un cargo thailandese partito dal porto di Khalifa ad Abu Dhabi e diretto in India, è l’ultima vittima della campagna di interdizione iraniana nello Stretto. L’incidente è stato confermato ufficialmente mercoledì pomeriggio dalla Royal Thai Navy.

    Thai-flagged vessel attacked near Strait of Hormuz, three crew reported missing

    A Thai-flagged cargo vessel was reportedly attacked near the Strait of Hormuz on March 11, leaving three crew members missing, according to media reports.

    The vessel, MAYUREE NAREE Bangkok, was hit… pic.twitter.com/fpoU2wuV3h

    — Thai Enquirer (@ThaiEnquirer) March 11, 2026

    Foto: Shutterstock

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