Secondo indiscrezioni, i vertici militari statunitensi starebbero valutando di rinominare il conflitto con l’Iran qualora l’attuale cessate il fuoco dovesse fallire e il Presidente Donald Trump decidesse di riprendere le operazioni di combattimento su vasta scala.
Le discussioni relative al passaggio dalla denominazione “Operazione Epic Fury” a “Operazione Sledgehammer” avrebbero lo scopo di azzerare i tempi previsti per l’autorizzazione bellica da parte del Congresso, come riferito mercoledì da NBC News.
Tuttavia, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi citati nel rapporto, “Operazione Sledgehammer” non sarebbe l’unico nome al vaglio delle autorità.
La presenza militare degli Stati Uniti nella regione sarebbe ora più massiccia rispetto all’inizio dell’Operazione Epic Fury a febbraio; secondo il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, è stato infatti dispiegato un ulteriore gruppo d’attacco guidato da una portaerei, mentre diverse risorse militari sono state rimpiazzate e riarmate.
Al momento, il Pentagono non ha risposto alla richiesta di commento inviata da Benzinga.
La Casa Bianca difende la cronologia del conflitto
L’amministrazione Trump ha affermato che l’Operazione Epic Fury si è conclusa dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato un cessate il fuoco all’inizio di aprile e avviato colloqui diplomatici, informando il Congresso della fine delle ostilità. Ciò nonostante, il Pentagono ha continuato a riferirsi al conflitto come Operazione Epic Fury nei suoi aggiornamenti pubblici.
Durante un briefing alla Casa Bianca la scorsa settimana, il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l’Operazione Epic Fury “è terminata”, precisando che Trump ha informato il Congresso del completamento della missione e del raggiungimento dei suoi obiettivi. Tuttavia, negli ultimi giorni, Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi a causa dell’escalation delle tensioni nello Stretto di Hormuz, con l’Iran che limita il traffico navale mentre Trump mantiene il blocco navale.
La War Powers Resolution del 1973 impone ai presidenti di notificare al Congresso l’inizio dei combattimenti entro 48 ore e limita l’azione militare non autorizzata a 60 giorni. L’amministrazione Trump sostiene che, poiché l’Operazione Epic Fury ha sospeso le operazioni di combattimento offensivo dopo 40 giorni, la soglia dei 60 giorni non sia stata ancora superata.
Domenica scorsa, Trump ha respinto la risposta dell’Iran a una proposta di pace sostenuta dagli Stati Uniti, definendola “totalmente inaccettabile” in un post su Truth Social e manifestando frustrazione per lo stallo dei negoziati.
Trump ha inoltre affermato che il cessate il fuoco, in vigore da un mese, è “in fin di vita” e “incredibilmente debole”.
I senatori interrogano il Pentagono sui costi della guerra in Iran
Hegseth e il generale Dan Caine hanno testimoniato martedì in merito alla proposta di budget per la difesa per il 2027 da 1.500 miliardi di dollari presentata da Trump, affrontando domande bipartisan su spesa militare, alleanze e impatto della guerra con l’Iran sulle scorte di armamenti statunitensi.
La senatrice Patty Murray (D-Wash.) ha contestato la stima del Pentagono di 29 miliardi di dollari per il costo della guerra in Iran, definendola “sospettosamente bassa” e sostenendo che escluda i danni alle strutture militari statunitensi. Hegseth ha difeso la campagna sottolineando il costo che comporterebbe permettere all’Iran di ottenere un’arma nucleare, ma non ha fornito una cifra relativa ai danni subiti dagli asset americani.
Alla fine di aprile, il Pentagono aveva dichiarato che la guerra in Iran era costata finora circa 25 miliardi di dollari, principalmente per le munizioni, sebbene tale stima possa non includere le riparazioni alle infrastrutture.
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