Nonostante le narrazioni di mercato contrastanti che vedono un gigante dell’IA prevalere sull’altro, Beth Kindig, lead tech analyst di IO Fund, sostiene che la portata stessa dell’economia dell’intelligenza artificiale (IA) garantisca ampio spazio di crescita sia per Google di Alphabet Inc. (GOOG) (GOOGL) che per OpenAI.
Una torta da 15 mila miliardi di dollari
In una recente intervista, Kindig ha respinto la mentalità del “chi vince prende tutto” (winner takes all) che ha condizionato il sentiment degli investitori tecnologici.
Sebbene Google sia stata inizialmente “data per spacciata” prima di registrare una forte ascesa, e OpenAI abbia affrontato le proprie critiche, Kindig afferma che considerare queste aziende come diretti concorrenti in un gioco a somma zero significhi ignorare il quadro economico più ampio.
Secondo l’analista, si prevede che l’IA impatterà sul PIL globale per circa 15-20 mila miliardi di dollari. Con un mercato potenziale totale di tale portata, il settore è in grado di sostenere più vincitori simultaneamente.
Il campo di battaglia, osserva l’esperta, si sta spostando oltre la semplice ricerca per i consumatori. Il valore reale risiede nell’integrazione dei modelli linguistici di grandi dimensioni nel maggior numero possibile di applicazioni e carichi di lavoro aziendali, una corsa in cui entrambi i giganti tecnologici si stanno attualmente assicurando partnership di rilievo.
La sorpresa da 60 miliardi di dollari di Meta
Oltre alla rivalità tra Google e OpenAI, Kindig ha indicato Meta Platforms Inc. (META) come una potenza trascurata del settore. Nonostante lo scetticismo passato riguardo al focus del CEO Mark Zuckerberg sul Metaverso, Meta è silenziosamente diventata il secondo generatore di ricavi derivanti dall’IA, seconda solo a Nvidia.
Kindig ha rivelato che Meta vanta attualmente un ritmo di ricavi annui (run rate) di 60 miliardi di dollari legati all’IA. L’analista suggerisce che, se l’azienda continuerà a dirottare risorse dai Reality Labs (AR/VR) per puntare con decisione sull’IA, il titolo rappresenterà presto un’opportunità di acquisto, essendo maturato significativamente dai precedenti crolli di mercato.
Risolvere il collo di bottiglia energetico
L’intervista ha toccato anche i vincoli fisici che i colossi del software devono affrontare: l’energia. Con una rete elettrica ormai satura, le Big Tech sono sempre più chiamate a costruire le proprie infrastrutture energetiche.
Kindig ha indicato Bloom Energy Corp. (NYSE:BE) come un beneficiario fondamentale di questa tendenza. Le loro celle a combustibile a ossido solido offrono una generazione di energia in loco e fuori rete (off-grid) che può essere implementata in pochi mesi, risolvendo il fabbisogno energetico immediato richiesto dalla rapida espansione dell’IA.
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