La corsa all’intelligenza artificiale sta urtando contro un muro inaspettato, e non si tratta né di chip né di capitali. Il problema è rappresentato da acqua, energia e resistenze locali. Mentre Amazon.com, Inc. (AMZN), Microsoft Corporation (MSFT) e Alphabet Inc. (GOOGL) (GOOG) spingono per espandere la capacità dei propri data center, gli investitori iniziano a chiedersi se l’impronta fisica dell’IA stia diventando il vero limite strutturale.
La crescita dell’IA si scontra con i limiti del mondo reale
Secondo un rapporto di Reuters, diversi “hyperscaler” hanno già annullato o posticipato progetti di data center da miliardi di dollari negli Stati Uniti, a causa delle proteste delle comunità locali sull’uso dell’acqua, del suolo e sulla domanda energetica. Gli azionisti stanno ora esercitando pressioni per una maggiore trasparenza, in particolare riguardo al consumo idrico, una questione che sta rapidamente passando da tema ESG a rischio operativo.
Le dimensioni del fenomeno sono difficili da ignorare. Nel 2025, i data center del Nord America hanno consumato quasi 1.000 miliardi di litri d’acqua, una quantità approssimativamente equivalente all’intero fabbisogno annuale di New York City. Allo stesso tempo, le emissioni si muovono nella direzione sbagliata: quelle di Google sono aumentate drasticamente rispetto agli obiettivi fissati nel 2020, sollevando nuovi interrogativi sulla coerenza tra l’espansione dell’IA e i traguardi climatici.
Anche laddove le aziende stanno migliorando l’efficienza, la comunicazione dei dati rimane frammentaria. Gli investitori, tra cui Trillium Asset Management, esigono chiarezza a livello di singolo sito, sostenendo che senza di essa il vero costo — e il rischio — della scalabilità dell’IA restino opachi.
La soluzione radicale della Cina
Mentre i giganti tecnologici statunitensi lottano con i vincoli territoriali, la Cina sta testando un modello differente: spostare il calcolo in mare aperto. Un nuovo data center sottomarino al largo di Shanghai, sviluppato da Shanghai HiCloud Technology, è situato a 10 metri sotto la superficie e utilizza il raffreddamento naturale dell’acqua marina per ridurre l’intensità energetica.
Il concetto non è del tutto nuovo — in passato Microsoft aveva esplorato i data center subacquei con il Progetto Natick — ma l’implementazione cinese segna il passaggio dalla fase di sperimentazione a quella di commercializzazione.
Progettate per i carichi di lavoro dell’IA, queste strutture sfruttano la stabilità delle temperature oceaniche, l’espansione modulare e la vicinanza alle infrastrutture costiere per aggirare alcuni dei colli di bottiglia che affliggono le costruzioni terrestri.
Il cambiamento che gli investitori potrebbero trascurare
L’implicazione è sottile ma cruciale: il business legato all’intelligenza artificiale potrebbe spostarsi dai chip ai vincoli infrastrutturali. L’accesso all’acqua, le autorizzazioni e l’accettazione da parte delle comunità locali iniziano a dettare la velocità — e i luoghi — in cui l’IA può scalare.
Se così fosse, i vincitori potrebbero non essere solo coloro che costruiscono i modelli più potenti, ma chi troverà il modo di aggirare i limiti fisici necessari per alimentarli.
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