Se ci si limitasse a osservare la performance piatta dell’S&P 500 dall’inizio dell’anno, si potrebbe pensare che il 2026 sia stato finora privo di spunti. In realtà, la situazione è ben diversa.
Sotto la superficie, si sta verificando un fenomeno rilevante: i titoli azionari non si muovono più in modo sincrono.
L’era dell’acquisto passivo dell’indice, trainato al rialzo dai giganti tecnologici, sta lasciando spazio a un contesto molto più selettivo, in cui i singoli nomi, i settori e le narrazioni specifiche tornano a essere determinanti.
Secondo Adam Turnquist, Chief Technical Strategist di LPL, siamo di fronte al “ritorno del mercato per i selezionatori di titoli” (stock picker’s market).
Investimenti in IA: dall’euforia alla destabilizzazione
Per gran parte del 2025, il mercato ha premiato qualunque asset fosse legato all’intelligenza artificiale. Gli investitori hanno inseguito incrementi di produttività, cicli di spesa in conto capitale e crescite esplosive degli utili. L’esposizione all’IA si traduceva automaticamente in valutazioni premium.
Tuttavia, questa narrazione è mutata lo scorso autunno.
Invece di chiedersi semplicemente “Chi vincerà grazie all’IA?”, gli investitori hanno iniziato a domandarsi “Chi ne verrà destabilizzato?”.
“La minaccia percepita che i modelli di business tradizionali vengano rimpiazzati dalle accelerate capacità dell’IA ha creato una lista crescente di vincitori e perdenti, che va ben oltre il solo comparto software”, ha affermato Turnquist.
La grande rotazione fuori dal Big Tech
Un’altra forza trainante in gioco è la rotazione dei capitali.
I titoli tecnologici — monitorati dal Technology Select Sector SPDR Fund (XLE) — rappresentano circa un terzo dell’S&P 500.
Di conseguenza, quando gli investitori riducono l’esposizione alla crescita delle mega-cap per riallocare capitali in titoli value, small cap o azioni internazionali, l’effetto domino risulta amplificato.
Turnquist descrive questo fenomeno come l’effetto “bere da un idrante”: l’impatto è visibile nella dispersione delle performance tra segmenti di mercato precedentemente trascurati.
L’S&P 493 — l’indice che esclude i cosiddetti “Magnifici Sette” — dovrebbe registrare una crescita degli utili vicina al 14% nel 2026, rispetto al 10% circa dello scorso anno.
Si tratta di un ampliamento significativo della crescita degli utili oltre la leadership delle mega-cap.
Anche la guida dei settori si è invertita: molti dei comparti che avevano sottoperformato nel 2025 sono ora in testa, mentre diverse “stelle” dello scorso anno sono rimaste indietro.
Mentre l’industria mantiene la sua forza, l’Energy Select Sector SPDR Fund (XLE) — che pesa solo per il 3,2% nell’S&P 500 — è balzato di oltre il 20% da inizio anno, alimentato da afflussi record negli ETF.
Il ritorno della gestione attiva
I flussi finanziari confermano questo spostamento. Sebbene l’investimento passivo domini ancora il totale delle masse gestite, gli ETF azionari attivi rappresentano oggi circa il 32% dei flussi totali in ETF, un aumento drastico rispetto al misero 6% del 2021.
Questo cambiamento è fondamentale.
Quando le correlazioni sono elevate, la selezione dei titoli è complessa poiché tutto si muove all’unisono. Ma quando le correlazioni scendono e la dispersione aumenta, la differenziazione crea potenziale per l’alfa.
L’Indice di Dispersione CBOE S&P 500 si trova vicino ai massimi degli ultimi mesi. Al contempo, l’Indice di Correlazione Implicita a tre mesi del CBOE è relativamente basso: ciò significa che il mercato si aspetta movimenti più idiosincratici e non rally sincronizzati su larga scala.
In termini semplici: le storie dei singoli titoli contano di nuovo.
Cosa significa per gli investitori
In apparenza, il mercato sembra calmo. In realtà, sta ruotando, frammentandosi e ridefinendo i prezzi.
I cambiamenti nella narrativa sull’IA, la rotazione fuori dalla concentrazione nelle mega-cap, un quadro macroeconomico in miglioramento supportato dai tagli dei tassi della Fed e dal calo dell’inflazione, uniti all’accelerazione dei flussi verso strumenti attivi.
Insieme, queste forze stanno creando divari di performance sempre più ampi tra settori e singoli titoli.
Per gli investitori, la conclusione è chiara: la semplice esposizione al beta di mercato potrebbe non essere più sufficiente.
Continua a leggere: Bolla IA: il rischio estremo che gli investitori ora temono
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Immagine creata utilizzando l’intelligenza artificiale tramite Midjourney
