Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha inasprito ulteriormente i toni della propria retorica bellica.
L’agenzia di stampa Tasnim, affiliata all’IRGC, ha pubblicato una lista che identifica gli uffici di diverse importanti società tecnologiche statunitensi come potenziali obiettivi militari, secondo quanto riportato mercoledì da Al Jazeera.
L’elenco cita strutture collegate ad Alphabet Inc. (GOOGL) (GOOG), Microsoft Corp. (MSFT), Palantir Technologies Inc. (PLTR), International Business Machines Corp. (IBM), Nvidia Corp. (NVDA) e Oracle Corp. (ORCL), definendole esplicitamente i “nuovi obiettivi dell’Iran”.
Le ragioni dietro la designazione delle Big Tech
Tasnim ha giustificato la scelta affermando che le tecnologie di queste aziende vengono impiegate per applicazioni militari. “Mentre la portata del conflitto regionale si estende alla guerra alle infrastrutture, si amplia di conseguenza il raggio degli obiettivi legittimi dell’Iran”, ha dichiarato l’agenzia.
L’infrastruttura elencata si concentra principalmente sui servizi basati sul cloud. Mercoledì il conflitto è entrato nel suo dodicesimo giorno; l’Iran sostiene che le forze statunitensi e israeliane abbiano bombardato quasi 10.000 siti civili e ucciso più di 1.300 persone dall’inizio delle ostilità, avvenuto il 28 febbraio.
Banche e poli economici sotto tiro
In una comunicazione separata, l’IRGC ha reso noto di aver lanciato droni verso le basi militari statunitensi in Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait ed Erbil, in Iraq.
Un avviso della United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) ha confermato che una nave cargo è stata colpita da un proiettile non identificato nello Stretto di Hormuz, provocando un incendio e costringendo l’equipaggio all’evacuazione.
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L’onda d’urto energetica travolge i mercati globali
L’impatto concreto sui mercati energetici è ormai evidente. Il greggio è balzato di oltre il 30% la scorsa settimana, superando brevemente i 120 dollari al barile. All’inizio della sessione di New York di mercoledì, i futures sul petrolio WTI segnavano un rialzo del 2,06%, gravitando intorno agli 85,17 dollari al barile, dopo aver ritracciato dal massimo a 52 settimane di 119,48 dollari.
Un attacco di droni iraniani ha inoltre costretto alla chiusura di Ras Laffan, in Qatar, il più grande impianto di esportazione di gas naturale al mondo. Di conseguenza, i prezzi del gas naturale in Europa sono balzati del 68% in una sola settimana, raggiungendo i massimi da tre anni a questa parte.
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