Venerdì, il Presidente Donald Trump ha nominato Kevin Warsh come prossimo Presidente della Federal Reserve; Warsh succederà a Jerome Powell alla scadenza del suo mandato nel maggio 2026.
Chi è Kevin Warsh?
Kevin Warsh è un ex governatore della Federal Reserve, finanziere e avvocato con legami di lunga data con Washington e Wall Street.
Ha fatto parte del Consiglio dei Governatori della Fed dal 2006 al 2011 e, a 35 anni, si è posizionato tra i più giovani governatori nella storia moderna della banca centrale.
Nato il 13 aprile 1970 ad Albany, New York, Warsh ha conseguito una laurea in politiche pubbliche presso l’Università di Stanford e un dottorato in giurisprudenza (Juris Doctor) presso la Harvard Law School, con ulteriori corsi di perfezionamento presso il Massachusetts Institute of Technology.
Durante la crisi finanziaria del 2008, ha operato come principale collegamento della Federal Reserve con Wall Street e ha rappresentato la banca centrale negli incontri del G20.
Prima di approdare alla Fed, Warsh ha lavorato presso la Casa Bianca in qualità di assistente speciale del presidente per la politica economica e di segretario esecutivo del National Economic Council durante l’amministrazione di George W. Bush.
La linea politica di Warsh: ci si aspetta una politica meno accomodante?
Warsh, 55 anni, vanta una profonda esperienza in materia di politica monetaria e mercati finanziari, unitamente a una reputazione di scetticismo verso politiche della banca centrale ultra-espansive e prolungate.
Wall Street interpreta questo storico come un segnale che la Fed potrebbe essere meno incline a ridurre drasticamente i tassi di interesse, alleviando le recenti preoccupazioni circa le pressioni politiche volte a minare l’indipendenza della banca centrale.
La nomina di Warsh ha dissipato i precedenti timori secondo cui un presidente della Fed scelto da Trump sarebbe stato più propenso ad attuare rapidi tagli dei tassi.
La reazione dei mercati: forza del dollaro, sell-off dei metalli
I mercati avevano iniziato ad anticipare la nomina già giovedì e tali movimenti si sono intensificati venerdì dopo l’annuncio di Trump.
Il dollaro statunitense si è rafforzato dello 0,4%, mentre i trader si posizionavano per una politica monetaria meno accomodante sotto la guida di Warsh, una dinamica che spesso esercita pressione sulle materie prime quotate in dollari.
L’oro, monitorato dall’SPDR Gold Shares (GLD), è scambiato in ribasso di circa il 4,6% a 5.130 dollari l’oncia venerdì mattina, segnando il calo giornaliero più netto dalla metà di ottobre.
L’argento ha subito perdite ancora più pesanti, crollando dell’11% circa a 103 dollari e avviandosi verso la sua peggiore sessione dall’agosto 2020.
L’S&P 500 – monitorato dal Vanguard S&P 500 (VOO) – scambiava in ribasso dello 0,3% durante le contrattazioni pre-market.
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