Nvidia Corp (NVDA) dispone di flussi di cassa massicci, sostiene i laboratori di intelligenza artificiale e alimenta di fatto il boom delle infrastrutture. Apparentemente, il prossimo passo logico sarebbe quello di trasformarsi in un hyperscaler. Tuttavia, il CEO Jensen Huang non è interessato a questa evoluzione.
Intervenendo nel podcast di Dwarkesh Patel, Huang ha esposto una filosofia differente, che va in direzione opposta rispetto alle tipiche modalità di espansione di Big Tech.
“Fare il meno possibile”
“Questa è la filosofia dell’azienda… dovremmo fare tutto ciò che è necessario, ma il meno possibile”, ha affermato Huang, spiegando l’approccio di Nvidia verso i nuovi mercati.
Tale filosofia traccia una linea di demarcazione netta. Nvidia costruirà ciò che ritiene l’ecosistema non sia in grado di realizzare autonomamente, ma non entrerà in aree già adeguatamente presidiate.
“Nel caso del cloud… se non lo facessi io, qualcun altro si presenterebbe comunque”, ha aggiunto il CEO.
È qui che entra in gioco la logica di business. Gli hyperscaler come Amazon, Microsoft e Google spendono già decine di miliardi per costruire infrastrutture cloud, acquistando i chip di Nvidia per farlo. Se Nvidia diventasse essa stessa un hyperscaler, entrerebbe in competizione diretta con i medesimi clienti che ne guidano la crescita. Inoltre, si addentrerebbe in un business ad alta intensità di capitale e a bassi margini, diluendo il modello ad alta redditività che l’azienda ha perfezionato in decenni di attività.
In altre parole, diventare un hyperscaler non rientra nelle sue priorità.
Sostenere l’ecosistema anziché sostituirlo
Invece di costruire il proprio cloud, Nvidia sta finanziando e potenziando gli altri attori del settore.
Huang ha evidenziato gli investimenti nei laboratori di IA e nei player infrastrutturali, sottolineando che l’azienda preferisce supportare l’ecosistema piuttosto che competervi direttamente.
“Investiamo nel nostro ecosistema perché voglio che il nostro ecosistema prosperi”, ha dichiarato.
Ciò include il sostegno ai nuovi attori del cosiddetto “neocloud” e il contributo alla scalabilità delle infrastrutture IA a livello globale, senza tuttavia assumere il ruolo di operatore.
