Netflix Inc (NFLX) sta respingendo la tesi ribassista che, secondo i critici, indicherebbe un indebolimento dei fondamentali. Il management, tuttavia, sostiene che il problema non risieda nel business, ma nelle metriche utilizzate per valutarlo. In occasione della conference call sui risultati del quarto trimestre, i vertici di Netflix hanno affermato che dati superficiali come le ore totali di visione vengono eccessivamente enfatizzati, mentre vengono ignorati gli indicatori che contano davvero per la creazione di valore a lungo termine.
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Le preoccupazioni si sono concentrate sulla stagnazione o sul rallentamento delle ore totali di visione; alcuni sostengono che la vociferata acquisizione di Warner Bros.–HBO da parte della società segnali la necessità di “risolvere” il problema del coinvolgimento (engagement).
Durante la chiamata sugli utili di Netflix, il Co-CEO Greg Peters ha respinto categoricamente tale inquadramento, definendolo un’errata interpretazione del reale funzionamento del business.
Perché le ore di visione possono trarre in inganno
“Le ore totali di visione, da sole, rappresentano una visione eccessivamente semplificata del coinvolgimento e delle relative tendenze”, ha dichiarato Peters. Egli ha sottolineato che questa metrica è influenzata da fattori che vanno ben oltre la domanda di contenuti, inclusi il mix di abbonamenti, l’anzianità dell’utente e l’area geografica.
Un esempio: l’espansione internazionale. “I consumatori in Giappone guardano circa dalla metà ai due terzi della televisione rispetto ai consumatori americani”, ha osservato Peters. Poiché Netflix acquisisce nuovi abbonati in mercati come il Giappone — dove il potenziale di crescita rimane significativo — le ore medie di visione per membro possono diminuire anche se la salute della piattaforma migliora.
Per questo motivo Netflix valuta il coinvolgimento a livello di portafoglio e non attraverso una singola metrica di riferimento. “Le ore di visione sono un elemento”, ha affermato Peters, “ma analizziamo anche metriche di qualità”.
La fidelizzazione, non le ore, è il vero segnale
Tali metriche di qualità puntano in una direzione molto diversa. Peters ha affermato che il miglioramento della qualità dei contenuti si traduce in risultati più rilevanti per gli investitori. “Vediamo come il miglioramento della qualità si rifletta in metriche fondamentali come una migliore fidelizzazione (retention)”, ha dichiarato.
La fidelizzazione di Netflix, secondo Peters, è “tra le migliori del settore”, con una soddisfazione dei clienti che ha raggiunto i massimi storici — una smentita diretta all’idea che gli utenti si stiano disimpegnando.
La crescita organica resta la tesi centrale
Significativamente, Netflix insiste sul fatto che le proprie ambizioni di crescita a lungo termine non dipendano dalle acquisizioni. “Siamo molto ottimisti sulle nostre prospettive di crescita organica”, ha affermato Peters, aggiungendo che gli obiettivi ambiziosi della società “non includono alcuna operazione di M&A”.
Qualsiasi accordo, incluso quello Warner Bros.–HBO, fungerebbe da “acceleratore”, non da stampella.
Conclusione per l’investitore
Netflix sostiene che le tesi ribassiste basate sulle principali metriche di engagement manchino di una visione d’insieme. Peters indica nella fidelizzazione e nella soddisfazione dei clienti i parametri che meglio riflettono la salute della piattaforma e il suo potenziale di crescita a lungo termine.
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Foto: JarTee / Shutterstock
