Aravind Srinivas, CEO di Perplexity AI – società sostenuta da Jeff Bezos e Nvidia Corp. (NVDA) – ha lanciato un avvertimento controcorrente sul futuro dell’intelligenza artificiale. Secondo Srinivas, l’integrazione dell’intelligenza direttamente nei dispositivi personali potrebbe stravolgere il modello dei data center centralizzati, mettendo a rischio i massicci investimenti infrastrutturali attualmente in corso.
L’IA locale come minaccia per l’industria dei data center
“La più grande minaccia per un data center è la possibilità di concentrare l’intelligenza localmente su un chip integrato nel dispositivo; in tal caso, non sarebbe più necessario eseguire l’inferenza in un unico data center centralizzato”, ha dichiarato Srinivas durante un’intervista rilasciata nel podcast di Prakhar Gupta la scorsa settimana.
Srinivas, che vanta esperienze in OpenAI, Google Brain e DeepMind, ha spiegato che l’esecuzione dell’IA direttamente sui dispositivi personali ridurrebbe drasticamente la necessità di strutture centralizzate.
“Questo scenario stravolgerebbe l’intera industria dei data center: non avrebbe più senso spendere cifre colossali – dai 500 miliardi ai 5.000 miliardi di dollari – per costruire enormi centri dati in tutto il mondo”, ha affermato, definendo la questione una sfida da “decine o centinaia di trilioni di dollari”.
Il CEO ha inoltre ipotizzato scenari in cui l’IA locale potrebbe apprendere dalle attività ripetitive svolte sui singoli dispositivi, adattandosi nel tempo e automatizzando le mansioni dell’utente.
“L’IA si adatta a te e, col tempo, inizia ad automatizzare molte delle cose che fai. In questo modo non devi più ripeterle. Quella è la tua intelligenza. Ne sei il proprietario. È il tuo cervello”, ha spiegato Srinivas.
Aziende di semiconduttori e OEM in posizione di vantaggio
Secondo Srinivas, Apple Inc. (AAPL) ha un “vantaggio enorme” grazie ai chip della serie M e ai suoi dispositivi ad alta efficienza energetica. Anche Qualcomm Inc. (QCOM) e i produttori OEM (Original Equipment Manufacturer), tra cui la stessa Apple, Samsung (SSNLF), Lenovo (LNVGF) e HP Inc. (HPQ), potrebbero beneficiare della distribuzione di hardware abilitato all’IA.
Tuttavia, permangono ostacoli tecnici significativi. Srinivas ha osservato che non è ancora stato rilasciato un modello di IA in grado di girare in modo efficiente su un chip locale garantendo, al contempo, l’esecuzione affidabile di compiti complessi.
L’imprenditore di origine indiana prevede che l’adozione iniziale avverrà su MacBook o iPad, per poi approdare agli smartphone.
Implicazioni per la robotica e il lavoro
Srinivas ha discusso anche il potenziale dell’IA nel mondo fisico, con particolare riferimento alla robotica. Ha sostenuto che l’intelligenza artificiale potrebbe trasformare il mercato del lavoro automatizzando molte mansioni attualmente svolte dall’uomo, facendo eco alle preoccupazioni sollevate da Geoffrey Hinton, considerato uno dei “padri fondatori” dell’IA.
Rischi per il settore
L’economia statunitense è sempre più dipendente dall’intelligenza artificiale, un fattore che alimenta i timori di una potenziale bolla speculativa. Se tale bolla dovesse scoppiare, i data center centralizzati potrebbero trasformarsi in un “single point of failure” (punto critico di vulnerabilità), con ampie ripercussioni economiche.
L’analisi di Srinivas pone una domanda cruciale per l’industria tecnologica: i data center centralizzati continueranno a essere il pilastro dell’economia digitale o l’intelligenza distribuita sui dispositivi personali trasformerà radicalmente il settore?
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