Un ventenne che ha appena ottenuto il suo primo vero impiego ha recentemente posto una domanda semplice online: “La strategia ‘S&P 500 and Chill’ è ancora valida nel 2026, o mi sfugge qualcosa?”
Con 500 dollari al mese pronti per essere investiti, il giovane lavoratore ha spiegato su Reddit, nel forum r/investingforbeginners, che suo padre gli ha consigliato di puntare tutto su un fondo S&P 500 a basso costo, come il Vanguard S&P 500 ETF (VOO) o lo State Street SPDR S&P 500 ETF Trust (SPY), e di non pensarci più per i prossimi 30 anni. Tuttavia, con l’intelligenza artificiale che rimescola le gerarchie delle grandi aziende e la volatilità che domina le cronache, l’investitore si è chiesto se tale approccio non risulti oggi troppo passivo o persino rischioso.
La tesi a favore del possesso dell’intero mercato
La risposta più frequente non è stata quella di abbandonare l’investimento passivo, bensì di ampliarne l’orizzonte.
“Oggi la regola è ‘VT and chill’”, ha scritto un utente, sostenendo che gli investitori dovrebbero possedere l’intero mercato globale tramite il Vanguard Total World Stock Index ETF (VT), invece di limitarsi alle 500 maggiori società statunitensi. Un altro ha rincarato la dose: “È SEMPRE stato ‘VT and chill’”.
Il ragionamento è lineare. Il dominio degli Stati Uniti negli ultimi 15 anni potrebbe non ripetersi. Diversi commentatori hanno ricordato che, tra il 2000 e il 2010, i mercati internazionali hanno sovraperformato l’S&P 500. “Pensi davvero che le large cap americane continueranno a sovraperformare per i prossimi 18 anni?”, ha chiesto un utente, mettendo in guardia contro il pregiudizio basato sui risultati recenti (recency bias).
Il tema è ricorso in tutta la discussione: nessuno sa quale asset class sovraperformerà in futuro.
“Se non ne sai più del mercato, allora compra il mercato”, ha scritto un investitore. “Scegli il VT, rilassati per decenni e finirai comunque per essere ricchissimo”.
Altri hanno sottolineato che l’investimento passivo funziona proprio perché elimina la necessità di fare previsioni. “Non cercare l’ago nel pagliaio. Compra tutto il pagliaio”, ha affermato un utente, citando il fondatore di Vanguard, John Bogle.
Per questi investitori, il dibattito non riguarda l’abbandono dei fondi indicizzati, ma la diversificazione oltre i confini statunitensi. Molti hanno suggerito un mix tra il Vanguard Total Stock Market ETF (VTI) e il Vanguard Total International Stock ETF (VXUS), oppure semplicemente il possesso del VT, che bilancia automaticamente l’esposizione tra USA e resto del mondo.
La difesa della strategia “S&P 500 and Chill”
Non tutti, però, si sono mostrati pronti ad accantonare il manuale classico.
“Il VOO rappresenta l’apice dell’investimento”, ha dichiarato un utente. “Il bello di una strategia sull’S&P 500 è che NON IMPORTA chi sia il leader del momento”, ha aggiunto un altro.
I sostenitori affermano che l’indice sia “autopulente”, eliminando regolarmente le società deboli per aggiungere quelle più forti. Su lunghi orizzonti temporali, ha garantito rendimenti annui vicini al 10%.
“Se ti stai chiedendo se sia ancora valida basandoti su un solo anno di osservazione, non hai colto il punto”, ha scritto un investitore, ricordando al ventenne che la strategia è pensata per orizzonti di 30 o 40 anni.
La preoccupazione dell’autore del post riguardo al “parcheggiare i soldi in un indice zombi” ha ricevuto diverse obiezioni. Molti hanno replicato che gli indici si evolvono automaticamente e che scommettere sui settori caldi richiede di avere ragione due volte: quando si compra e quando si vende.
Per gli investitori che desiderano qualcosa di più mirato rispetto a un indice ampio, esistono anche opzioni di ETF più recenti. I nuovi ETF fattoriali di Motley Fool Asset Management si concentrano su strategie orientate alla crescita invece di limitarsi a replicare un indice generale. Ogni ETF passivo è costruito attorno a società statunitensi analizzate e valutate dagli esperti di The Motley Fool in base a qualità, rischio e potenziale di crescita. L’idea è offrire agli investitori un modo per diversificare in base a obiettivi specifici, pur mantenendo la struttura di un ETF.
In ogni caso, la conclusione predominante della discussione è stata elementare: a 20 anni, la costanza conta molto più dell’ottimizzazione.
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