Il Presidente Donald Trump ha rivelato nella giornata di martedì che l’Iran ha consegnato ai negoziatori statunitensi un “regalo” legato allo Stretto di Hormuz, senza tuttavia specificarne la natura.
La risposta è giunta nel giro di pochi minuti, non dalla Casa Bianca, ma dal Financial Times. Una lettera delle autorità iraniane inviata all’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha comunicato che le imbarcazioni “non ostili” possono transitare attraverso lo stretto.
In sostanza, l’Iran ha aperto lo Stretto di Hormuz a tutti, eccetto ai paesi con cui è in conflitto.
La lettera all’IMO: cosa ha dichiarato realmente l’Iran
Il ministero degli Esteri iraniano ha diffuso martedì la missiva tra le nazioni membri dell’IMO. Il documento inquadra le restrizioni di Teheran come una misura difensiva contro l’aggressione e offre un transito coordinato alle navi ritenute non ostili.
Sono esplicitamente escluse le navi collegate agli Stati Uniti, a Israele e a quelli che Teheran definisce “altri partecipanti all’aggressione”.
Il corridoio marittimo è di fatto bloccato dall’inizio della campagna militare israelo-statunitense, scattata il 28 febbraio.
Circa 3.200 imbarcazioni restano bloccate nel Golfo. Secondo il Financial Times, almeno 22 navi sono state colpite dalle forze iraniane dall’inizio delle ostilità.
Stando a quanto riportato da Lloyd’s List Intelligence, alcuni operatori avrebbero pagato fino a 2 milioni di dollari per singola nave a intermediari iraniani per garantirsi un passaggio sicuro.
L’interpretazione di Trump contro il posizionamento di Teheran
Intervenendo alla cerimonia di giuramento del neoconfermato Segretario per la Sicurezza Nazionale, Markwayne Mullin, Trump ha interpretato il gesto dell’Iran come un segnale di progresso con controparti credibili.
“Non vi dirò di cosa si tratti, ma è stato un regalo molto significativo”, ha affermato Trump. “Il presente, il dono che ci hanno fatto, è di grande importanza”.
Il Presidente ha poi proseguito descrivendo la forza militare iraniana come di fatto azzerata — niente Marina, niente Aeronautica, l’82% delle rampe missilistiche distrutte — definendo la situazione un “cambio di regime”.
Il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha fatto eco a tale valutazione, definendo l’apparato militare iraniano “storicamente annientato”.
Tuttavia, i segnali provenienti da Teheran raccontano una storia diversa.
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Il parlamento iraniano sta elaborando attivamente nuove normative permanenti per il traffico a Hormuz. Il deputato Mansour Alimardani ha dichiarato all’agenzia di stampa Mehr che il quadro normativo poggia su due pilastri: reciprocità contro le nazioni che hanno sostenuto le sanzioni USA e abbandono delle transazioni in dollari per il transito energetico.
I funzionari iraniani sono stati espliciti: non si tornerà al regime di Hormuz pre-bellico, nemmeno dopo un cessate il fuoco.
L’IMO, che ha convocato una sessione di emergenza la scorsa settimana, sta conducendo colloqui separati per istituire un corridoio umanitario per le navi con scorte di rifornimenti criticamente basse.
La lettura dei mercati
Il prezzo del greggio WTI — monitorato dall’United States Oil Fund (USO) — a 91,95 dollari e in rialzo durante la giornata, rappresenta una smentita diretta alla narrativa dell’accordo imminente.
Se i trader del settore energetico credessero in una riapertura di Hormuz, il WTI subirebbe vendite massicce sulla scia delle aspettative di ripristino dell’offerta, invece di guadagnare quasi il 5% nella seduta odierna.
La sessione piatta dell’S&P 500 conferma che il sentiment verso il rischio rimane contenuto.
I mercati predittivi concordano con l’andamento del greggio.
Su Polymarket, la probabilità che il traffico a Hormuz torni alla normalità entro il 30 aprile è ferma al 39%. Le scommesse sul cessate il fuoco prezzano il 30 aprile al 47,5%, il 31 maggio al 58% e la fine dell’anno al 75,5%: una cronologia che implica mesi, e non settimane, di continue interruzioni indipendentemente dai segnali diplomatici.
Per gli investitori, la strategia non cambia: l’Iran controlla la valvola, la valvola è parzialmente aperta alle condizioni di Teheran e il costo del passaggio — finanziario e geopolitico — ha subito un ricalcolo permanente verso l’alto.
Il “regalo” di Trump non ha cambiato questo calcolo. Lo ha confermato.
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