Donald Trump ha definito l’Iran un “negoziatore ostico” ieri sera a bordo dell’Air Force One, dichiarando che sarà coinvolto “indirettamente” nei prossimi colloqui di Ginevra.
Poche ore dopo, si è concluso il secondo round di negoziati sul nucleare tra Stati Uniti e Iran, con le parti che avrebbero concordato i principi guida per un potenziale accordo.
Il greggio ha registrato una flessione a seguito della notizia, con il Brent in calo del 2,3% a 67 dollari e il WTI in ribasso dell’1,3% a 62 dollari.
Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato alla televisione di Stato che è stata raggiunta un’intesa generale sui principi guida che costituiranno la base per la stesura dell’accordo.
Araghchi ha descritto l’atmosfera come costruttiva, avvertendo tuttavia che il processo richiederà tempo. “Il cammino verso un accordo è iniziato, siamo pronti”, ha affermato il Ministro.
Tensioni nello Stretto di Hormuz
Le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno dato il via a una serie di esercitazioni nello Stretto di Hormuz lunedì, intensificando le operazioni martedì con la chiusura temporanea di alcune parti della via d’acqua e il lancio di missili a testata reale; si tratta della prima chiusura di questo tipo da quando le tensioni con Washington sono aumentate.
Circa 13 milioni di barili di greggio al giorno transitano attraverso lo stretto.
La Guida Suprema Ali Khamenei ha aggiunto il proprio monito, dichiarando a una platea nazionale che l’arma capace di affondare una nave da guerra è più pericolosa della nave da guerra stessa.
Impatto sul mercato petrolifero
Lo United States Oil Fund (USO) e il ProShares Ultra Bloomberg Crude Oil (UCO) potrebbero subire ulteriori pressioni qualora i colloqui dovessero progredire. Il quadro dell’accordo ha attenuato il premio per il rischio geopolitico che aveva sostenuto i prezzi per settimane.
In questo contesto, la configurazione asimmetrica è determinante: un accordo di successo potrebbe spingere il petrolio al ribasso di circa 5 dollari al barile, mentre un fallimento dei negoziati porterebbe a un balzo dei prezzi tra i 5 e i 10 dollari, con l’introduzione di un premio duraturo.
La portaerei USS Gerald R. Ford è attualmente in rotta per unirsi alla USS Abraham Lincoln, al fine di fornire ulteriore potere contrattuale a Trump.
Le previsioni dei mercati predittivi
I trader di Polymarket attribuiscono una probabilità del 39% alla conclusione di un accordo sul nucleare tra Stati Uniti e Iran entro il 30 giugno. Il contratto relativo a un possibile attacco statunitense contro l’Iran entro la stessa data si attesta invece al 52%.
Palantir Technologies (PLTR) rimane uno dei principali beneficiari della postura militare grazie ai suoi contratti di analisi con il Pentagono.
Exxon Mobil (XOM) e Chevron (CVX) affrontano una fase di incertezza, in bilico tra il premio geopolitico e la prospettiva di un aumento dell’offerta iraniana, mentre l’OPEC+ sembrerebbe orientata a riprendere l’incremento della produzione ad aprile.
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