I numeri delle festività e le nuove tendenze del risparmio: l’anno nuovo ha portato un po’ di positività nell’economia del nostro Paese, che è meglio di quanto crediamo
“Fino a quando?”: quanti se lo sono già chiesto?
C’è chi si è posto la domanda dopo la terza mail dal rientro in ufficio, chi dopo il secondo caffè con i colleghi e chi, invece, ci ha pensato già dopo la prima forchettata di lenticchie del 31 dicembre.
Ma “fino a quando” che cosa? Semplice: fino a quando bisognerà dire “buon anno” a chi incontriamo o a chi scriviamo? Di fatto, gli auguri si fanno il giorno della festività, no? Eppure continuiamo ad augurarci l’un l’altro che il 2026 sia un anno positivo, anche ben oltre l’Epifania. Intendiamoci: non è certo una cosa brutta, anzi! Si tratta di cordialità reciproca, che non è mai abbastanza. Solo che nel galateo non c’è scritto quando è lecito smettere di augurarsi “buon anno”, e così si rischia una figuraccia. Facciamo così: noi proviamo a dare un’indicazione di massima, okay? Perché, numeri alla mano, sembra che il 2026 sia davvero cominciato come un buon anno, e non a caso inizia proprio con un traguardo tondo tondo: questo che avete sotto gli occhi, infatti, è il 150° episodio di Sunday View!
Senza dubbio è meglio festeggiare parlando di cose positive, non trovate? Allora cominciamo!
FALSO IN BILANCIO?
La tradizione vuole che dopo ogni finestra di pausa nel calendario si tirino le somme di quanto e come si sia speso nel nostro Paese. Dopo l’estate si parla di quanti hanno viaggiato in aereo o in auto e dove sono andati; dopo Pasqua ci si chiede quanti si sono spostati e quanti invece hanno preferito la classica grigliata a casa con gli amici; e dopo Natale?..
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.