Fusioni e acquisizioni ai minimi decennali per colpa del Covid

La crisi COVID ha frenato i board delle varie aziende dall’operare in tal senso

Fusioni e acquisizioni ai minimi decennali per colpa del Covid
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La pandemia di Coronavirus ha portato l’attività globale di fusioni e acquisizioni al minimo decennale, secondo i dati analizzati da Refinitiv. Di fronte all’incertezza finanziaria ed economica, le società a corto di liquidità hanno annullato i propri piani di espansione a breve termine al fine di rafforzare i propri bilanci e di prevenire i licenziamenti.

Nel secondo trimestre, a livello globale, sono state registrate soltanto 8.272 offerte, per un valore complessivo di 485.3 miliardi di dollari. Il dato rappresenta il minimo di mercato da 16 anni a questa parte, e il valore totale rappresenta un calo del 55% su base annua.

“Serve maggiore coraggio per chiudere un accordo in questo scenario”, ha detto a Reuters il co-responsabile globale di M&A di J.P. Morgan, Anu Aiyengar. “C’è bisogno di un AD che abbia tanta credibilità agli occhi degli investitori e che faccia qualcosa di molto strategico”.

Alcuni accordi, come le offerte per WeWork e Victoria Secret, di proprietà di L Brands Inc (NYSE:LB), o l’acquisizione di Taubman Centers, Inc. (NYSE:TCO) da parte di Simon Property Group Inc (NYSE:SPG), sono andati in fumo poiché la crisi Covid ha colpito alcuni settori più di altri.

“La principale sfida per chiudere un accordo è che gli acquirenti debbano essere pronti a pagare il prezzo per intero mentre l’attuale performance dell’azienda target è ancora ben al di sotto dei livelli pre-COVID-19”, ha dichiarato a Reuters Dirk Albersmeier, co-responsabile globale di M&A di J.P. Morgan.

Tra gli accordi conclusi, pochi sono stati avviati durante il periodo della pandemia.

Dove sono le offerte?

Mentre l’attività di fusioni e acquisizioni è diminuita di meno del 10% in Europa (182 miliardi di dollari) e in Asia (150 miliardi), gli Stati Uniti hanno osservato il tracollo maggiore. Le fusioni e acquisizioni negli USA hanno infatti rappresentato la gran parte del calo globale, con l’attività di M&A che è diminuita dell’85%, a soli 94,3 miliardi di dollari. Il secondo trimestre 2020 è stato il primo dal 2009 in cui gli Stati Uniti non sono riusciti a raggiungere il primo posto nella classifica globale delle fusioni e acquisizioni.

Europa, Africa e Medio Oriente hanno osservato i maggiori consolidamenti, tra cui la fusione da 38 miliardi di dollari fra Virgin Media e O2, e l’acquisizione da 15,6 miliardi di dollari effettuata dalla Banca Commerciale Nazionale dell’Arabia Saudita nei confronti di Samba Financial Group. Le operazioni di carattere transnazionale sono state ben poche, tra cui l’acquisto di GrubHub Inc (NYSE:GRUB) da parte di Just Eat Takeaway.com per 7,3 miliardi di dollari.

“Fare accordi transfrontalieri richiede un livello di fiducia e di ottimismo che quest’anno hanno accusato un brutto colpo, soprattutto quando si tratta di transazioni transcontinentali”, ha detto a Reuters Nick O’Donnell, partner di Baker & McKenzie LLP.

Quando riprenderà l’attività?

L’emissione record di obbligazioni e di azioni suggerisce che le società abbiano reindirizzato le proprie energie per raccogliere capitali all’interno di uno scenario macroeconomico caratterizzato da bassi tassi di interesse e da altre condizioni di mercato favorevoli.

“È stato il trimestre di attività del mercato dei capitali”, ha detto a Reuters Michael Carr, co-responsabile globale di M&A presso Goldman Sachs. “Le aziende si stanno assicurando che i loro bilanci siano solidi e duraturi per quel che avverrà in futuro”.

Se le indicazioni provenienti dalla zona Asia-Pacifico sono di qualche utilità, “quel che avverrà in futuro” potrebbe includere il consolidamento delle industrie nazionali.

“Sono in corso discussioni sul consolidamento interno in quasi tutti i mercati”, ha detto a Reuters Rohit Chatterji, co-responsabile M&A per la regione Asia-Pacifico presso J.P. Morgan. “Stiamo riscontrando una minore volontà di avventurarsi in nuovi mercati con nuove scommesse rischiose, e un maggiore desiderio di possedere invece delle risorse che si sa di poter gestire bene e che si possono sostenere senza molti costi. Ciò rende felici gli azionisti e rende più semplice ottenere i finanziamenti per sostenere gli scambi”.