Per il mining delle criptovalute ora si usa il letame

L’idea di un agricoltore gallese per rendere più sostenibile l’estrazione delle criptovalute

L’elevato consumo energetico del mining, il processo di produzione informatica delle criptovalute, ha sollevato un acceso dibattito. Elon Musk, guru del mondo cripto, ha recentemente stoppato l’acquisto di Tesla con Bitcoin proprio a causa delle emissioni di carbonio provocate dal mining. Secondo uno studio dell’università di Cambridge, l’estrazione del Bitcoin consuma una quantità di energia pari al fabbisogno dell’intera Argentina. Così i “minatori” nel mondo stanno correndo ai ripari e sono andati alla ricerca di fonti di energia alternative.

DALL’ENERGIA IDROELETTRICA AL GAS IN ECCESSO

Nel Nord Dakota la corrente elettrica necessaria ai supercomputer per il mining delle criptovalute arriva dal gas naturale in eccesso dei giacimenti. Nella regione cinese del Sichuan si utilizza l’energia idroelettrica, prodotta in abbondanza con sistemi innovativi. Nella contea del Denbingshire, in Galles, la materia prima usata per produrre corrente elettrica è il letame delle mucche. L’idea è venuta a un agricoltore del posto, Philip Hughes (nella foto in alto insieme a Josh Riddett), che ha realizzato un digestore anaerobico capace di trasformare il metano ottenuto dal letame in corrente elettrica, più o meno una centrale biogas su piccola scala…

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Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.

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