Mark Munro, gestore del fondo abrdn Global Income Bond di Aberdeen Investments, intervistato da Financialounge.com, ha analizzato gli effetti dei dazi di Trump sul mercato del credito globale
Una Fed più cauta con un prossimo taglio dei tassi (forse) a settembre, dollaro rafforzato dai dazi di Trump e l’aggressiva politica commerciale Usa che penalizza i Paesi emergenti. In questo contesto di mercato, Mark Munro, gestore del fondo abrdn Global Income Bond di Aberdeen Investments, intervistato da Financialounge.com, spiega come poter trarre vantaggio da investimenti obbligazionari globali.
Nell’ultima riunione, la Fed ha lasciato i tassi invariati, ma prevede ulteriori tagli nel 2025. Quali sono le vostre previsioni di politica monetaria e come si inseriscono nella vostra allocazione?
La Fed ha mantenuto invariati i tassi d’interesse per la seconda riunione consecutiva a marzo. L’incontro è stato dominato dalle minacce di dazi, con i membri del Fomc che hanno delineato previsioni apparentemente stagflazionistiche per quest’anno. Il Comitato prevede ora che la crescita rallenterà all’1,7% entro la fine del 2025. Nel frattempo, si prevede che l’inflazione core Pce acceleri al 2,8% entro la fine del 2025, coerentemente con uno shock temporaneo legato ai dazi. A nostro parere, non solo la Fed attenderà settembre per effettuare un primo taglio, ma questo sarà l’unico ad essere effettuato da qui alla fine dell’anno, a fronte dei rinnovati rischi inflazionistici. Tuttavia, è probabile che la Fed agisca in modo più proattivo nel caso dovessero emergere segnali concreti di difficoltà nell’economia o nel mercato del lavoro. Alcuni segnali preoccupanti iniziano ad apparire nei report sulla disoccupazione, ma servono ulteriori conferme. Dal punto di vista del Fondo, il nostro approccio al credito core in Aberdeen Investments è focalizzato sulla selezione bottom-up dei titoli, come principale motore dei rendimenti: non assumiamo posizioni di duration elevata. La duration del fondo è gestita attivamente entro un range da 2 a 5 anni; alla luce del contesto attuale, abbiamo posizionato la duration verso l’estremo superiore, pari a 4,5 anni.
Quali sono gli effetti della politica commerciale di Donald Trump sul dollaro? Come si può gestire e sfruttare il rischio valutario nel mercato del credito?
Generalmente, ci si aspetta che l’aumento dei dazi negli Stati Uniti rafforzi il dollaro. Queste misure agiscono di fatto come uno shock nei termini di scambio, modificando i prezzi relativi, e una valuta nazionale più forte rappresenta una delle valvole di sfogo per compensare tale cambiamento. I dazi più elevati potrebbero far salire l’inflazione statunitense, riducendo il margine di manovra della Fed per tagliare i tassi, e ampliando il differenziale dei tassi d’interesse tra gli Stati Uniti e i suoi partner commerciali. Tuttavia, l’entità dell’aggiustamento dei cambi è difficile da prevedere e dipende dall’entità degli aumenti dei dazi, dalla struttura dei mercati colpiti e dalla risposta politica dei Paesi coinvolti. Inoltre, tale dinamica può essere mascherata da altri fattori macroeconomici, come la revisione al ribasso delle prospettive di crescita statunitensi osservata quest’anno. Peraltro, nel caso specifico di questo fondo, non prendiamo posizioni valutarie attive.
I riflettori sono di nuovo puntati sul debito dei mercati emergenti. Il trend positivo continuerà nel 2025?
Le prospettive per i mercati emergenti sono offuscate dall’incertezza sulla politica statunitense. Se si prende per buona la linea delineata dall’accordo di Mar-a-Lago, potremmo essere in vista di un periodo di debolezza del dollaro statunitense, storicamente favorevole al sentiment verso i mercati emergenti. Tuttavia, in seguito alla revisione commerciale dell’amministrazione Trump del 2 aprile, i Paesi emergenti potrebbero affrontare dazi più elevati – e riteniamo che i dazi reciproci e settoriali saranno le leve principali. Esiste il rischio che la valutazione da parte degli Usa di barriere non tariffarie e rimborsi Iva per gli esportatori venga utilizzata per giustificare un incremento marcato dei dazi, innalzando le barriere commerciali in modo irregolare e con impatti differenti tra i vari Paesi emergenti. Questi ultimi avranno un certo margine per stringere accordi commerciali e ridurre i propri dazi sulle importazioni statunitensi, al fine di limitare i dazi reciproci. Messico e Asia emergente risultano i più vulnerabili, rispetto agli esportatori di materie prime dell’America Latina o ad alcune aree dell’Europa emergente. Le pressioni di mercato potrebbero spingere le Banche centrali dei Paesi emergenti verso la cautela, ma il rallentamento dell’attività economica e l’allentamento delle pressioni inflazionistiche di fondo indicano che i cicli di taglio dei tassi riprenderanno, rappresentando un elemento di sostegno positivo per l’obbligazionario dei mercati emergenti.
In che modo il fondo riduce il rischio rispetto al tradizionale high yield?
La filosofia del fondo è offrire rendimenti simili a quelli dell’high yield, ma con un rischio paragonabile a quello dell’investment grade. Il fondo raggiunge questo equilibrio rischio/rendimento grazie a un’allocazione core in obbligazioni societarie con rating BBB e BB; definiamo questa combinazione come il “global credit sweet spot”. Combinando le componenti più rischiose dell’investment grade con quelle di maggiore qualità dell’high yield, siamo in grado di ottenere un risultato unico. La capacità di ottenere questo risultato è proprio legata allo “sweet spot” del credito globale – una sorta di area ottimale di investimento, che rappresenta una componente fondamentale del Fondo (con un’esposizione minima del 70%). Questo segmento del mercato del credito ha costantemente offerto, nel lungo termine, i migliori risultati in termini di rischio/rendimento, pur nella consapevolezza che le performance passate non garantiscono quelle future. Combinando obbligazioni con rating BBB e BB si ottiene un profilo di rischio molto più vicino all’investment grade per quanto riguarda default e volatilità, ma con potenziali rendimenti prossimi a quelli dell’high yield globale puro.
Com’è diversificato il portafoglio su scala globale?
Il fondo è una soluzione globale multi-settoriale sul credito, che offre una vera esposizione internazionale ai mercati obbligazionari pubblici. Ha la flessibilità per allocare capitale tra investment grade, high yield e mercati emergenti. Questa esposizione, a livello di asset class, è gestita dinamicamente entro confini prestabiliti, consentendo di cogliere opportunità nei mercati del credito, mitigando al contempo i rischi tramite il controllo della concentrazione del rischio nel portafoglio. Inoltre, le linee guida d’investimento del fondo promuovono un approccio diversificato, evitando temi di rischio non intenzionali. Tra questi, l’esposizione per Paese è limitata al 30% (60% per gli Stati Uniti), mentre quella settoriale è limitata al 25% per ciascun settore.
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.