Cresciuti prima del digitale, usano la tecnologia con consapevolezza e spirito pratico. E non vanno presi sotto gamba
“Ok, boomer”. Due parole che suonano come una stroncatura, una sentenza definitiva, usate in modo sprezzante dai più giovani per liquidare un’opinione considerata vecchia, superata, o semplicemente fuori tempo massimo. Dietro quell’espressione c’è un pregiudizio generazionale profondo, che affonda le radici in uno stereotipo duro a morire: i più anziani non capiscono la tecnologia, non la usano bene, sono un freno al cambiamento. Ma a guardare bene, non è affatto così. C’è infatti una fascia di persone che sta riscrivendo le regole dell’invecchiamento e dell’alfabetizzazione digitale. Si chiamano “longennial”.
CHI SONO I LONGENNIAL
Il termine è un neologismo che fonde le parole “longevità” e “millennials”, ed è stato coniato per descrivere la generazione dei “baby boomer” quasi sessantenni che non vogliono (possono?) lasciare il mondo del lavoro. Per le aziende, i longennial rappresentano una fascia demografica di grande interesse, mentre per la società è fondamentale comprenderne bisogni e comportamenti di consumo. Non solo per promuovere un invecchiamento attivo e sostenibile, ma anche perché si tratta di una generazione destinata a vivere a lungo e che affronta questa prospettiva con uno spirito moderno, dinamico e tecnologicamente preparato. Aggiornandosi, rimanendo curiosi e accettando le sfide di un mondo digitale in continua evoluzione. Altro che boomer confusi davanti a uno smartphone: sono utenti esigenti, esperti e, in molti casi, competenti quanto i loro figli e nipoti…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.