Le ultime rilevazioni del primo semestre mostrano segnali di crescita per Campari, ma la volatilità degli scenari internazionali e le nuove tariffe statunitensi pesano sul titolo, mantenendo alta la tensione sul mercato.
Cosa è successo
Le azioni di Campari hanno attraversato quattro sedute negative consecutive, portandosi su livelli di supporto tecnici significativi. Nel semestre, i ricavi sono saliti dello 0,3%, raggiungendo 1,53 miliardi di euro, con una crescita organica dello 0,1%. Il margine operativo lordo rettificato è migliorato dell’1,9%, attestandosi a 426,6 milioni di euro, mentre la marginalità è passata dal 27,5% al 27,9%. L’Ebit rettificato è stato pari a 352 milioni di euro, ovvero il 23% delle vendite nette.
Tuttavia, l’utile netto rettificato ha registrato un calo dell’8,7% (215,5 milioni di euro), e quello contabile ha subito una flessione del 5% (205,7 milioni), influenzati da maggiori oneri finanziari e da un effetto valuta sfavorevole. Il debito netto finanziario è rimasto pressoché stabile a 2,38 miliardi di euro, con un rapporto sul Ebitda rettificato di 3,2. Il Free Cash Flow ricorrente è diminuito da 131 milioni a 113 milioni di euro, a causa dell’aumento degli interessi.
Dal punto di vista geografico, si segnala un calo delle vendite in America (-1%), mentre in Europa sono cresciute dell’1% e nell’area Asia-Pacifico del 4%, grazie ai risultati positivi in Australia.
Il management, guidato da Simon Hunt, mantiene un approccio prudente, prevedendo una crescita moderata delle vendite organiche nette e un margine stabile, escludendo però gli effetti dei dazi. Quest’ultimi potrebbero incidere tra i 4 e i 45 milioni di euro in termini di Ebit per il 2025. Non è prevista né la delocalizzazione della produzione negli Stati Uniti né un aumento dei prezzi nel corso dell’anno.
Perché è importante
Il caso Campari evidenzia le sfide che il Made in Italy deve affrontare nel contesto borsistico attuale. L’aumento dei dazi USA introduce una variabile di incertezza che contrasta con qualunque tentativo di ripresa del prezzo in Borsa, contribuendo a una volatilità in crescita.
Gli investitori dovranno monitorare attentamente la tenuta dei supporti chiave intorno a 6,06 euro, corrispondenti agli ex massimi di maggio, per evitare il rischio di ulteriori ribassi. Un loro cedimento potrebbe portare il titolo a testare successivamente i livelli tra 5,90 e 5,75 euro, fino a sfiorare i 5,50 euro.
Al contrario, la capacità del titolo di riconquistare la soglia di 6,20-6,40 euro potrebbe segnare l’inizio di un recupero verso i massimi annuali, intorno a 6,55-6,60 euro, rafforzando contemporaneamente il quadro tecnico positivo.
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