Secondo Howard Schultz potrebbero chiudere 13,5mln di piccole imprese

Dall’inizio della pandemia di coronavirus moltissime aziende hanno già dovuto chiudere i battenti negli Stati Uniti, così come in altre parti del mondo

Secondo Howard Schultz potrebbero chiudere 13,5mln di piccole imprese
2' di lettura

L’ex amministratore delegato e attuale presidente emerito di Starbucks Corporation (NASDAQ:SBUX) Howard Schultz sta conducendo un’iniziativa per fare pressione sul governo federale al fine di creare un nuovo piano di recupero a lungo termine per le piccole imprese.

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La lettera Schultz ha scritto una lettera rivolta ai leader del Congresso di entrambi i lati dell’arco parlamentare; la lettera, che ha ottenuto la firma di più di 100 dirigenti d’azienda, richiede la creazione di prestiti garantiti a livello federale fino al 2021 e la libertà per gli imprenditori di decidere come impiegare i fondi nonché il condono parziale per le aziende che hanno sofferto il maggiore impatto.

“Una vera e propria emergenza”

Da febbraio oltre 3 milioni di piccole imprese sono state costrette a chiudere, ed entro la Festa del Lavoro questa cifra potrebbe crescere fino ad una cifra compresa fra 10,5 e 13,5 milioni, ha detto Schultz alla CNBC. Ciò avrebbe un impatto “significativo, catastrofico” sull’economia.



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“Non è più una crisi, è una vera e propria emergenza”, ha dichiarato Schultz.

Aiuto alle piccole imprese Il governo ha bisogno di varare nuove misure di stimolo che affrontino direttamente la questione degli aiuti alle piccole imprese, ha affermato Schultz. La lettera suggerisce una linea tempistica di sostegno finanziario prolungata fino al 2021, ma senza essere considerata una “dispensa senza fondo”.

Il governo può invece creare un prestito a bassi tassi di interesse sostenuto dallo Stato e che verrà rimborsato nel tempo, ha affermato Schultz. Una stima approssimativa sulle dimensioni del programma è di circa 1 trilione di dollari. Il danno economico causato dal non agire sarebbe “molto maggiore”.

“L’effetto a catena non riguarderebbe solo le imprese stesse, ma anche il tessuto sociale di ogni comunità”, ha concluso l’ex CEO di Starbucks.