Il Dow Jones mostra il bilancio del COVID-19

Una volta considerato l’indice più importante dagli investitori, ha ormai ceduto il passo all’S&P 500, che trova il favore del mondo finanziario

Il Dow Jones mostra il bilancio del COVID-19
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Nel corso della loro storia, gli indici statunitensi Dow Jones e S&P 500 sono stati usati in modo intercambiabile per descrivere il mercato azionario generale a stelle e strisce. Per molto tempo, il Dow è stato il mercato di riferimento per quasi tutti gli investitori: è più facile analizzare 30 titoli anziché 500. Ma di questi tempi, l’S&P 500 è più quotato, soprattutto perché viene approvato dal settore dei servizi finanziari.

Cosa può e cosa non può tracciare il Dow Jones?

Se da un lato il Dow Jones Industrial Average evidenzia gli aspetti positivi e negativi dei mercati odierni, d’altro canto l’indice non segue l’andamento di alcuni grandi colossi azionari che non pagano dividendi. Negli ultimi dieci anni, Facebook, Inc. (NASDAQ:FB), Alphabet, Inc. (NASDAQ:GOOGL) e Amazon.com, Inc. (NASDAQ:AMZN), insieme ad alcuni altri giganti del Nasdaq, sono saliti alle stelle. Ma questi titoli non sono presenti nel Dow, e inoltre rappresentano praticamente un asset class a sé stante. Come per altri indici azionari, anche il Dow dovrebbe svolgere il suo compito.

Per quanto riguarda la situazione di alcuni componenti dell’indice Dow Jones, l’ultimo rapporto sugli utili di 3M (NYSE:MMM) è stato a dir poco deludente, con le vendite organiche che nel secondo trimestre sono diminuite del 13,1%. La performance di 3M è una conseguenza della sua esposizione a mercati duramente colpiti: i comparti sicurezza e industria sono stati colpiti dal rallentamento dei mercati automobilistico e aerospaziale; la stessa cosa vale per il trasporto e per l’elettronica; anche l’assistenza sanitaria è diminuita, poiché la pandemia di COVID-19 ha causato ritardi negli interventi di chirurgia elettiva e gli studi dentistici di tutto il mondo sono stati chiusi.

Potere d’acquisto indebolito

Una dimostrazione che il potere d’acquisto dei consumatori si sia gravemente indebolito può essere riscontrata nel report degli utili di American Express Company (NYSE:AXP), che sono crollati poiché i consumatori sono stati costretti a rimanere a casa dalle misure di lockdown. D’altra parte, gli utili di Visa, Inc. (NYSE:V) hanno recentemente superato le stime di consenso degli analisti nonostante la categoria dei viaggi sia ancora “congelata”, grazie ad una forza del comparto e-commerce che fa pensare ad un barlume di ripresa economica.

Settore viaggi inesistente

A proposito dei titoli del comparto viaggi presenti nell’indice Dow Jones, il resoconto degli utili di Boeing Co. (NYSE:BA) è andato male esattamente come ci si immaginava; nel secondo trimestre la società ha registrato una perdita di 4,79 dollari per azione su vendite per 11,8 miliardi, mentre gli analisti avevano previsto una perdita di 2,57 dollari per azione e vendite per 13 miliardi.

Petrolio e gas, in lotta per la sopravvivenza

Anche sui colossi del petrolio pende una minaccia vitale; non c’è praticamente nessuna compagnia petrolifera al mondo che possa vantare il solido bilancio di Chevron Corporation (NYSE:CVX), eppure la pandemia ha spazzato via anche i suoi profitti. Insieme al rivale Exxon Mobil Corporation (NYSE:XOM), questi sono gli unici due colossi petroliferi che godono dello status di Dividend Aristocrats (entrambi i titoli fanno parte del paniere del Dow). Tuttavia mantenere quel dividendo ha un grande costo, dato che il secondo trimestre è stato disastroso per entrambe le aziende; Exxon ha raccolto una nuova importante offerta obbligazionaria, aumentando di 20,2 miliardi di dollari (fino al 30 giugno 2020) il suo debito a lungo termine da 26,3 miliardi (al 31 dicembre 2019). La posizione di cassa al 30 giugno 2020 era di 12,6 miliardi di dollari, il ché significa che, anche post-raccolta obbligazionaria, Exxon non avrebbe comunque liquidità sufficiente per coprire 12 mesi di pagamento dei dividendi.

Rispetto all’anno precedente, Caterpillar Inc. (NYSE:CAT) ha visto precipitare gli utili del 64%. Sebbene i ricavi del secondo trimestre di 10 miliardi di dollari abbiano superato le stime, ferme a 9,2 miliardi, il fatturato è crollato del 31% a causa del minor volume di vendite. La pandemia ha ridotto la domanda e, di conseguenza, gli inventari delle compagnie concessionarie sono stati impattati negativamente.

Il Dow Jones non tiene il passo delle Big Tech

Mercoledì, nella sua guidance trimestrale, Cisco Systems, Inc. (NYSE:CSCO) ha riportato il quarto calo consecutivo dei ricavi. La discesa del 9% del fatturato ha portato il titolo a un tonfo di circa il 6% tra pre-market e after-hours. Mentre gran parte del settore tecnologico sta assistendo a una crescita, poiché l’economia sta prendendo una forma online e le aziende si rivolgono ai software per gestire le proprie attività, Cisco lotta per rimane a passo coi tempi. Il problema è che il suo core business è incentrato su hardware costosi, settore ormai messo in ombra dai colossi del cloud. Gli investimenti dell’azienda in software non sono stati sufficienti per avvicinarsi ai risultati di Amazon, Microsoft e Google. Quantomeno l’azienda ha superato le stime degli analisti, con utili rettificati per azione di 80 centesimi di dollaro contro i 74 centesimi previsti da Refinitiv. I ricavi sono stati di 12,15 miliardi di dollari, rispetto ai 12,08 previsti.

La discesa di Intel Corporation (NASDAQ:INTC) potrebbe prendere una piega anche peggiore: le azioni sono crollate dopo i risultati del secondo trimestre, che tuttavia hanno osservato un fatturato di 19,7 miliardi di dollari, superiore del 6,3% rispetto alle stime degli analisti; anche gli utili, a quota 1,23 dollari per azione, hanno superato del 10,7% le previsioni. Ma ciò che desta preoccupazione è la guidance agli utili per il terzo trimestre: dal rapporto infatti emerge che gli analisti hanno abbassato le loro stime, temendo che il titolo, dall’andamento traballante, possa registrare grosse perdite.

La casetta di Topolino quasi in fiamme

L’iconico modello di business della Walt Disney Corporation (NYSE:DIS), che molti hanno provato invano a copiare, è proprio ciò che ha esposto la leggendaria House of Mouse agli effetti economici della pandemia: durante i primi due trimestri dell’anno, il COVID-19 ha letteralmente fatto a pezzi Disney, e se non fosse stato per la piattaforma di streaming Disney+, che ora ha superato i 60 milioni di abbonati, le conseguenze sarebbero state ben peggiori. L’impatto netto negativo della pandemia sull’utile operativo del trimestre in corso per tutte le attività è stato di circa 2,9 miliardi di dollari; inoltre, durante il secondo trimestre, le chiusure dei parchi a tema causate dalla pandemia hanno ridotto l’utile di esercizio del 58%.

Alterato il comportamento dei consumatori

Nonostante l’aumento dei ricavi, negli ultimi 3 anni i profitti di Walgreen Boots Alliance (NASDAQ:WBA) sono diminuiti. A luglio la società ha annunciato un investimento di 1 miliardo di dollari su VillageMD: questo investimento include anche l’apertura di 500-700 cliniche con personale medico in sede nei 30 mercati del gruppo nel corso dei prossimi cinque anni. La grande notizia è stata annunciata pochi giorni prima degli utili del terzo trimestre, i quali hanno mostrato un reddito operativo sostanzialmente negativo a causa della pandemia. Dunque, sebbene ci si aspettasse che il COVID-19 avesse temporaneamente alterato il comportamento dei consumatori, il rapporto di Walgreen ha mostrato che alcuni di questi cambiamenti potrebbero essere a lungo termine.

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L’articolo Dow Jones – Il lato oscuro del COVID-19 è apparso per la prima volta su IAM Newswire.