Inflazione? Ora la variabile chiave per la Fed è il mercato del lavoro

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Secondo Luca Tobagi (Invesco) sulla base delle performance degli ultimi 5 anni sembra improbabile immaginare un rafforzamento del dollaro contro euro che vada oltre 1,1776 nel breve

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Sono diversi gli elementi di rilievo emersi nella riunione della FED di ieri. Tra questi, secondo l’analisi condotta da Luca Tobagi, CFA Investment Strategist di Invesco, spiccano le stime al rialzo della crescita economica USA per quest’anno (dal 6,5% di marzo al 7% di ieri) e per il 2023 (dal 2,2% al 2,4%): invariate, invece, le previsioni per il 2022 (3,3%) e nel lungo termine (1,8%).

INFLAZIONE 2021 SU LIVELLI SENSIBILMENTE PIÙ ALTI

“Rispetto alle proiezioni economiche di marzo, la Personal Consumption Expenditures (PCE), cioè l’inflazione prevista per il 2021 si attesta a livelli sensibilmente più alti sia per quanto riguarda l’indice complessivo (3,4% vs 2,4%), sia per quanto concerne l’indice core (3,0% vs 2,2%). Lievi variazioni per il 2022 (2,1% vs +2,0%) e per il 2023 (2,2% vs 2,1%) a livello headline, e invariate le stime di lungo periodo e per il 2023 a livello core (2%)”, fa sapere Tobagi. Per quanto riguarda le proiezioni sul tasso di disoccupazione non è stato presentato nessun aggiornamento mentre, a voce, Powell, pur sottolineando la forza della ripresa, reputa il recupero dei posti di lavoro non ancora sufficiente a far cambiare rotta nel breve alla banca centrale…

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Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.