Evergrande campanello d’allarme, ma Amundi resta positiva sulla Cina

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Pascal Blanqué Group Chief Investment Officer, e Vincent Mortier, Deputy Group Chief Investment Officer di Amundi, si aspettano volatilità anche sul fronte Usa, ma sono costruttivi sugli asset cinesi nel lungo periodo

Dopo il caso Evergrande, Amundi si aspetta maggior volatilità nei mercati globali nei prossimi mesi e non solo dalla Cina ma anche per i negoziati sul tetto del debito USA e per l’impennata dei prezzi dell’energia in Europa. Il tutto con valutazione tirate dei mercati finanziari, per cui è il momento di essere neutrali in termini di allocazione del rischio e aumentare il controllo sulle aree che potrebbero essere colpite da ricadute, come bond high yield asiatici e materie prime legate all’edilizia. Ma in generale, nonostante la percezione del rischio sulla Cina resti elevata nel breve, Amundi rimane costruttiva sugli asset cinesi nel lungo periodo per motivi strutturali, come riequilibrio della crescita attraverso la domanda interna, crescita nei settori strategici, internazionalizzazione del renminbi.

NON È UN RISCHIO SISTEMICO

Pascal Blanqué Group Chief Investment Officer, e Vincent Mortier, Deputy Group Chief Investment Officer di Amundi spiegano che Evergrande non rappresenta un rischio sistemico, ma un campanello d’allarme in un mondo troppo indebitato. La portata di una ristrutturazione di tale entità sta gravando sui mercati del credito asiatici, con prezzi in discesa per le obbligazioni di altre società del settore immobiliare, ma valutando l’evento in un contesto più ampio, l’effetto contagio sui mercati globali è stato finora limitato, con una certa volatilità azionaria e un modesto ritracciamento dai massimi storici dell’S&P 500…

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Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.