Europa, c’è una strategia per ridurre la dipendenza dal gas?

Un approfondimento sulla situazione italiana ed europea rispetto alle attuali forniture di gas e alle soluzioni energetiche alternative

3' di lettura

Giungono ulteriori cattive notizie dall’Europa per quanto riguarda il gas. 

Il problema ora è il prossimo inverno, quando i consumi torneranno a crescere di molto a causa del riscaldamento degli edifici. 



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Ovviamente la causa principale è il perpetuarsi della guerra in Ucraina e delle sanzioni alla Russia, visto che la reazione del governo di Vladimir Putin è quella di ridurre in maniera drastica la fornitura di gas ai paesi europei che appoggiano il paese invaso. 

La Germania lancia allarme piano gas

Infatti la Germania ha appena deciso di attivare l’allarme relativo al piano di emergenza sul gas. Attualmente nel Paese l’approvvigionamento è ancora garantito, ma il gas da ora viene considerato un bene scarso. 

L’obiettivo del governo tedesco in realtà sarebbe quello di ridurre l’uso del gas già durante l’estate, per poter riempire i depositi in preparazione dell’inverno. Nel caso in cui invece non si riuscisse a ridurre l’utilizzo estivo, e non si riuscissero a riempire i depositi, è possibile ipotizzare che in inverno potrebbero essere costretti a razionarlo. 

Le prospettive per il gas in Italia

La situazione in Italia potrebbe non essere molto differente. 

L’ipotesi che sta iniziando a circolare è che la Russia possa arrivare al blocco totale delle forniture all’Europa, costringendo i paesi che sostengono l’Ucraina a dover cercare il gas altrove. 

Purtroppo in questo momento sembra assolutamente impossibile che i Paesi europei possano fare del tutto a meno del gas. Inoltre non sembra che vi siano soluzioni efficaci per sostituire interamente il gas russo con gas naturale proveniente da altre parti nel mondo

Quindi sembra più che ovvio che la UE necessiti di una strategia, possibilmente condivisa, per far fronte al problema sia sul breve che sul medio periodo. A questo punto sarebbe ancora meglio se la strategia prevedesse anche soluzioni a lungo termine. 

Quale strategia, se ce n’è una?

Sicuramente ricorrere a fonti di energia alternative e rinnovabili non sarebbe sufficiente a risolvere il problema sul breve periodo. Ad esempio per ammissione dello stesso ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, il nuovo piano italiano per le rinnovabili avrà effetti solamente nei prossimi tre anni, e dovrebbe essere portato a compimento non prima del 2030. 

Per ora le uniche due soluzioni sul breve periodo sembrano essere il riempimento degli stoccaggi, o al massimo il ricorso al razionamento. Nemmeno il ricorso a fonti alternative non rinnovabili sembra venire preso in considerazione sul breve periodo, anche perchè convertire i riscaldamenti a gas degli edifici non è assolutamente fattibile in tempi brevi. 

In Italia attualmente gli stoccaggi sono pieni al 55%, e secondo Cingolani anche con un eventuale taglio del 50% delle forniture dalla Russia, l’obiettivo del pieno riempimento entro fine anno sarebbe raggiungibile. Per questo motivo il Comitato ministeriale italiano di emergenza sul gas per ora non ha ritenuto di dover passare dall’attuale livello di preallarme a quello di allarme, come in Germania. 

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