Il rallentamento record delle IPO negli Stati Uniti indica un rallentamento nel 2023 anche per Milano?

Il rallentamento record delle IPO negli Stati Uniti indica un rallentamento nel 2023 anche per Milano?
5' di lettura

Il mercato delle IPO negli Stati Uniti è fermo ormai da tempo. Sono poche le aziende che cercano anche solo un approccio con l’ambiente insidioso e volatile del mercato finanziario, con i suoi alti tassi di interesse e la modesta propensione degli investitori alle nuove emissioni. E quelle che ultimamente ci hanno provato hanno avuto risultati mediocri. C’è stato un rallentamento simile anche in Italia da mettere a rischio le quotazioni di Piazza Affari?

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Perché decelera il mercato delle IPO statunitensi

Il calo delle IPO statunitensi è derivato da diversi fattori. L’instabilità globale dettata dalla guerra in Ucraina e le conseguenti sanzioni alla Russia, l’inflazione che flagella l’economia e una forte svalutazione in molti settori, hanno attirato le valutazioni di mercato più basse dalla crisi finanziaria globale del 2008. Inoltre, questo insieme di elementi creano volatilità, che è il nemico numero uno delle IPO.

Queste, infatti, sono diminuite parecchio. Numeri alla mano: nell’ultimo trimestre sono scese ben dell’81,8%, registrando una raccolta di capitale quasi del 98% in meno rispetto al primo trimestre del 2021 quando le nuove entrate sul mercato avevano raggiunto il picco. E non ci sono attualmente segnali di aumento dell’attività per chiudere l’anno in corso in risalita.

(Image: BloombergLaw.com)

L’Europa ha battuto le borse statunitensi nella capitalizzazione delle loro IPO, evento che non avveniva dal quarto trimestre del 2018. Grazie anche all’apporto di Porsche, una delle più grandi IPO nel continente dal 2011, che ha portato avanti con successo il suo progetto debuttando a 82,50€ e facendo raccogliere 9,4 miliardi di dollari. Una dimostrazione attiva di come le aziende provenienti da settori consolidati, se sono ancora solide, possono attrarre il vivo interesse degli investitori.

Maxim Manturov, Responsabile della consulenza sugli investimenti di Freedom Finance Europe, afferma che: “in larga misura, tutto dipenderà dall’inflazione e dagli sviluppi della politica monetaria da parte della Federal Reserve statunitense. L’inflazione negli Stati Uniti è già diminuita nel mese di luglio, il che potrebbe anche svolgere un ruolo positivo, ma tuttavia la Fed sta ancora adottando una posizione politica più dura, che ha causato il calo dei principali indici S&P500 e NASDAQ. Per l’apertura della finestra delle IPO è anche importante che il VIX (indice di volatilità) scenda al di sotto di 20 perché, storicamente, se è superiore a 20, le aziende hanno difficoltà a fissare il prezzo a causa dell’elevata volatilità.

La situazione italiana

Le operazioni di IPO sul mercato italiano fino a settembre del 2022 hanno registrato una raccolta in crescita di 1,4 miliardi di euro, ma con un rallentamento nel terzo trimestre. Sono diverse le società che avevano pianificato di lanciare una IPO nel corso del 2022, ma hanno dovuto deviare, frenare o posticipare i loro piani. Tanto che il rapporto tra IPO e delisting a Piazza Affari quest’anno si può definire perdente.

Un quadro completamente ribaltato rispetto allo scorso anno, che è stato particolarmente produttivo in linea mondiale. Soprattutto nei settori della salute, life science e il tech. E in Italia, anche se ci sono state meno operazioni di quotazione in Borsa, i valori sono stati superiori rispetto agli anni passati. I settori più attrattivi quest’anno sono stati ancora quelli tecnologici e della salute, mentre chi ha primeggiato in assoluto è stato il campo energetico.

Farmacosmo, debutto 30 marzo 2022

(Image:BorsaItaliana.it)

Nel secondo trimestre del 2022 Borsa italiana ha visto debuttare sette IPO (meno il 30% rispetto allo stesso periodo del 2021), ma il profitto è aumentato di circa il 60% dall’anno precedente, con un valore di 0,6 miliardi di dollari. Mentre sono arrivate a dieci le operazioni alla prima metà del 2022, con una raccolta pari a 1,4 miliardi.

Le attese del 2023

Dopo un 2021 che dava buone speranze, la guerra ha abbattuto i mercati e il conseguente rallentamento sulle IPO è stato fisiologico. Ci sono molte aziende in “pausa” che hanno già depositato alla SEC. Un momento di standby che può essere sfruttato per rivedere i modelli di business. Inoltre, la Borsa sta provvedendo a velocizzare le norme per le quotazioni; la stessa Consob ha ratificato nuove leggi che facilitano le società quotate in termini di tempi più ristretti per l’approvazione all’iter e l’inglese come unica lingua di riferimento.

Anche se ci sono dei segnali positivi che lasciano ben sperare per un lancio più prospero nel 2023, le incognite sono ancora presenti. Prima si devono riprendere i mercati e poi ripartiranno le operazioni IPO, il procedimento contrario è rischioso per una questione di stabilità. L’incertezza geopolitica è ancora in essere e non è facile stabilire quando si potranno sistemare le cose, in Italia poi si è instaurato da poco il nuovo governo, e vedremo come lavorerà. Comunque, per gli investitori ci sono sempre possibilità di fare affari anche in momenti di crisi. E’ sempre meglio puntare in aziende solide o start up promettenti e investire in etf e azioni mirate.

C’è attesa a Milano per i debutti IPO per il prossimo anno, soprattutto si guarda con interesse a tre aziende: Plenitude, la società di rinnovabili del gruppo Eni, Lamborghini e Cantiere del Pardo.