Bitcoin (BTC) si mantiene sopra i 76.000 dollari nella giornata di giovedì, mentre i mercati delle criptovalute hanno assorbito il primo aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve dal 2023.
La reazione contenuta sposta l’attenzione sulle prospettive future, per comprendere se la mossa di mercoledì rappresenti un intervento isolato o l’avvio di un ciclo restrittivo più prolungato in grado di esercitare pressioni sulla liquidità dell’intero comparto crittografico.
Perché Bitcoin non registra vendite consistenti?
I dati di Santiment Intelligence diffusi giovedì evidenziano come la capacità di Bitcoin di restare al di sopra dei 76.000 dollari possa riflettere il posizionamento prudente già assunto dai mercati in vista della stretta monetaria annunciata.
Anziché reagire direttamente al rialzo di 25 punti base, gli operatori stanno ora valutando l’eventualità che le pressioni inflazionistiche costringano la Fed a imboccare una traiettoria di inasprimento più aggressiva.
La banca centrale ha rivisto al rialzo le stime sull’inflazione PCE per il 2026, portandole dal 3,6% al 3,7%, mentre l’inflazione core è stimata al 3,4%. Il ritorno del tasso d’inflazione verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Fed non è atteso prima del 2029.
Per il settore delle criptovalute, il fattore inflazionistico resta centrale:
- Un’inflazione in calo e rendimenti dei titoli di Stato stabili potrebbero allentare la pressione su Bitcoin.
- Tuttavia, un’inflazione persistente, prezzi energetici elevati o rendimenti in crescita potrebbero alimentare le attese per ulteriori strette da parte della Fed.
Perché il prossimo intervento della Fed riveste maggiore importanza per Bitcoin
Santiment ha avvertito che il rischio di maggiore entità per le criptovalute potrebbe concretizzarsi negli sviluppi successivi al mese di settembre.
Le ultime proiezioni della Fed indicano una mediana del tasso sui fondi federali pari al 4,1% alla fine del 2026, prefigurando di fatto un ulteriore incremento di un quarto di punto rispetto al range attuale.
Sedici responsabili delle politiche monetarie su diciotto prevedono almeno un ulteriore rialzo nel corso dell’anno.
Ciò espone Bitcoin a un test di liquidità, pur avendo assorbito la decisione ampiamente anticipata di mercoledì.
Tassi d’interesse più elevati accrescono l’attrattiva della liquidità e dei titoli di Stato, facendo al contempo lievitare i costi di finanziamento e irrigidendo le condizioni finanziarie, il che potrebbe delineare uno scenario più complesso per Bitcoin e per le altcoin a maggiore rischio come Ethereum (ETH), Solana (SOL) e XRP (XRP).
Quali sono i prossimi scenari per le criptovalute
Santiment Intelligence definisce “incomoda” la prospettiva a breve termine per il mercato delle criptovalute.
La forza del dollaro, i rendimenti elevati dei Treasury e la prospettiva di un nuovo rialzo dei tassi continuano a rappresentare elementi contrari per il settore.
Ciononostante, la stretta di settembre ha rimosso parte dell’incertezza, spostando l’attenzione sui prossimi dati macroeconomici relativi a inflazione, energia ed economia per comprendere la necessità di ulteriori interventi restrittivi.
Anche i fattori specifici del mondo crypto possono controbilanciare le pressioni macroeconomiche.
La prossima mossa rilevante di Bitcoin potrebbe dipendere sia dalla politica della Fed sia dalla regolamentazione statunitense sulle criptovalute. Le difficoltà incontrate dal CLARITY Act hanno messo in luce la resilienza di Bitcoin di fronte all’evoluzione del quadro normativo.
“Il rialzo di settembre non è quindi né automaticamente catastrofico né segretamente rialzista”, ha osservato Santiment.
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