Lo studio Global Sovereign Asset Management di Invesco rivela che fondi sovrani e banche centrali hanno ridotto le allocazioni all’obbligazionario, preferendo invece l’azionario e i mercati privati
L’impatto della pandemia sulle finanze pubbliche ha indotto alcuni governi ad attingere ai capitali dei fondi sovrani per finanziare la spesa e arginare i deficit di bilancio. La pandemia costituisce infatti un tema primario del nono studio Global Sovereign Asset Management di Invesco. Un report nel quale sono illustrate le opinioni di 141 Chief Investment Officer, responsabili di asset class e Senior Portfolio Strategist di 82 fondi sovrani e 59 banche centrali a cui fanno capo, nel complesso, asset per 19 mila miliardi di dollari USA.
UN BUFFER PER I FUTURI CIGNI NERI
Uno degli aspetti messi in rilievo dai fondi sovrani è che la pandemia ha fatto emergere l’importanza della liquidità in generale, sia come buffer per futuri “cigni neri” che come fonte di flessibilità per sfruttare le eventuali opportunità di mercato come, per esempio, il rally azionario dal terzo trimestre 2020 in poi. In parallelo, è affiorato uno spostamento dell’asset allocation a seguito del calo dei rendimenti obbligazionari, nel quadro di ribasso dei tassi legato al generale allentamento delle politiche monetarie: un trend che ha spinto i fondi sovrani verso altre fonti di rendimento…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.