Big tech: + 18% di ricavi per i 5 colossi

Non si spengono mai i riflettori su Facebook, Amazon, Alphabet e Twitter

Big tech: +18% di fatturato per i 5 colossi
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All’inizio di ottobre un’indagine antitrust è giunta alla conclusione che le grandi aziende tecnologiche stanno diventando ogni anno più dominanti, stroncando i rivali e impedendo l’innovazione.

Sebbene i dirigenti abbiano criticato tali affermazioni, gli utili più recenti registrati da queste società mostrano guadagni significativi visto che la pandemia ha alterato il comportamento dei consumatori e alimentato la domanda, come riferisce il Wall Street Journal.

Insieme, cinque delle aziende tech più importanti in termine di valore, ovvero Apple, Amazon, Alphabet, Facebook e Microsoft Corp (NASDAQ:MSFT), hanno realizzato il 18% in più di ricavi nell’ultimo trimestre, secondo quanto riportato dal WSJ.

Amazon.com Inc. (NASDAQ:AMZN) ha registrato nel terzo trimestre una crescita dei ricavi su base annua del 37%, con profitti triplicati su base annua a 6,3 miliardi di dollari.

L’amministratore delegato Jeff Bezos prevede un quarto trimestre più solido dato il numero sempre maggiore di clienti che stanno effettuando gli acquisti natalizi in anticipo; a ottobre, l’evento Prime Day della compagnia ha registrato una crescita su base annua del 60% delle vendite da parte di piccole e medie imprese.

La commissione antitrust aveva affermato che, sebbene Amazon descriva i venditori di terze parti come ‘partner’, li considera dietro le quinte come una concorrenza interna sostenendo altresì che Amazon gode di un monopolio e che la sua quota di mercato nella vendita al dettaglio online si avvicina al 50%. Amazon aveva dichiarato che le grandi aziende non sono dominanti per definizione.

Facebook Inc (NASDAQ:FB) ha registrato una crescita dei ricavi del terzo trimestre su base annua del 21,6%, a 21,47 miliardi di dollari, e ha visto i suoi profitti salire su base annua del 29%, a 7,85 miliardi; i ricavi pubblicitari dell’azienda sono cresciuti su base annua del 22%, a 21,2 miliardi, nonostante le aspettative di un calo dei ricavi organici a causa di un boicottaggio pubblicitario.

Il resoconto antitrust di ottobre aveva affermato che Facebook ha una posizione dominante sia nella pubblicità online che nei social network.

Alphabet Inc (NASDAQ:GOOG) (NASDAQ:GOOGL), la società madre di Google, ha registrato una crescita del fatturato nel terzo trimestre del 14% su base annua, a 46,17 miliardi di dollari e un aumento del 59% su base annua dell’utile netto, a 11,25 miliardi; i ricavi di Google dalla pubblicità correlata alla ricerca sono cresciuti su base annua del 6,5%, a 26,34 miliardi mentre i ricavi dagli annunci di YouTube sono saliti su base annua del 32,4%, a 5,04 miliardi.

Il rapporto antitrust accusava Google di operare come un ecosistema di monopoli interconnessi; vale la pena far notare che Google potrebbe presto affrontare la concorrenza di Apple Inc (NASDAQ:AAPL) nel settore della ricerca.

Apple, l’azienda di maggior valore al mondo, nel quarto trimestre ha registrato una crescita del fatturato su base annua dell’1%, a 64,69 miliardi di dollari, dopo aver rinviato il lancio del nuovo iPhone 12 al trimestre di dicembre a causa della pandemia; l’utile netto del quarto trimestre è sceso su base annua del 7,4%, a 12,7 miliardi.

Il report antitrust asseriva che il monopolio di Apple sulla distribuzione software ai dispositivi iOS aveva danneggiato la concorrenza e ridotto l’innovazione; la società ha criticato l’affermazione, dichiarando che le sue pratiche sono in linea con quelle di altri app store e mercati di videogiochi.

Twitter Inc (NYSE:TWTR) ha registrato nel terzo trimestre una crescita dei ricavi su base annua del 13,6%, a 936 milioni di dollari, tuttavia il numero medio di utenti attivi giornalieri è cresciuto di un solo milione di unità, il minore aumento dal 2017. La società ha affermato che l’incertezza elettorale potrebbe ridurre la spesa pubblicitaria, come riferisce il WSJ.

Mercoledì i dirigenti di Twitter, Alphabet e Facebook sono stati interrogati da alcuni senatori statunitensi sulla loro gestione dei contenuti elettorali e sul tema della libertà di parola.