Come la volatilità del mercato azionario influenza gli investimenti

La guida di eToro introduce alle basi della volatilità, spiegando più da vicino quali sono gli indicatori con cui viene misurata e come i trader professionisti la cavalcano con successo.

Come la volatilità del mercato azionario influenza gli investimenti
15' di lettura

La volatilità dei prezzi dei titoli azionari è l’essenza stessa del trading online: se non vi fosse volatilità sulle azioni sarebbe abbastanza difficoltoso ottenere dei ricavi dagli investimenti.

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Ecco perché i trader sono interessati ad apprendere cosa si intende per volatilità di una azione, come possono prevederla e gestirla per trarne profitto, riducendo al minimo le perdite che si possono presentare.

L’obiettivo della presente guida è quindi apprendere le basi della volatilità, conoscere gli indicatori con cui viene misurata e come i trader esperti la cavalcano con successo tra guadagni e perdite.

Cos’è la volatilità del mercato azionario?

La volatilità finanziaria è una costante di qualsiasi mercato, dovuta essenzialmente alla funzione che il prezzo svolge nella dinamica di domanda e offerta di un asset che, come sappiamo, muta costantemente nel tempo. Anche i titoli azionari sono influenzati dalla volatilità del mercato, tuttavia molti fattori concorrono a definire domanda e offerta di una classe di attivo e di conseguenza influenzano la volatilità sul mercato azionario.



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Prima di analizzare i fattori che la influenzano, però, spieghiamo che cosa si intende per volatilità di una azione, fornendo una definizione di volatilità.

La volatilità è un indicatore con cui misurare l’incertezza, la variabilità del rendimento di un titolo finanziario. Con tale indicatore misuriamo cioè l’incertezza dei futuri movimenti del prezzo di un qualsiasi asset quotato. Quando la volatilità aumenta, cresce la probabilità che i movimenti di prezzo si amplifichino in rialzo o in ribasso.

Ritorniamo ai fattori che influenzano la volatilità. Tra essi citiamo:

  • i tassi di interesse stabiliti dalle banche centrali;
  • gli attriti geopolitici tra nazioni;
  • le trimestrali (o stagione degli utili) durante le quali le società presentano l’andamento del business societario;
  • eventi e trasformazioni che coinvolgono uno specifico settore industriale.

La volatilità, va aggiunto, non è sempre uguale ma si presenta sotto varie forme che elenchiamo nella successiva sezione.

Tipi di volatilità

Una prima divisione dei tipi di volatilità riguarda la rilevazione dei rendimenti che può essere giornaliera, mensile, annuale. Se volessimo annualizzare una volatilità giornaliera, è necessario moltiplicare per la radice quadrata di 252, mentre per annualizzare la volatilità mensile si moltiplica per la radice quadrata di 12.

Ed ecco altri tipi di volatilità di cui tenere conto quando facciamo trading con i titoli azionari.

  • Volatilità del prezzo: indicatore utilizzato per descrivere la fluttuazione del prezzo di una attività finanziaria. La volatilità si misura dalla differenza percentuale giornaliera del prezzo dell’attività. Il grado di variazione, e non il livello dei prezzi, definisce un mercato volatile dovuto al fatto che il prezzo è una funzione della domanda e dell’offerta. Ne consegue che la volatilità è il risultato delle caratteristiche sottostanti di domanda e offerta del mercato. Pertanto, alti livelli di volatilità riflettono caratteristiche straordinarie dell’offerta e/o della domanda.
  • Volatilità delle azioni: nel mercato azionario la volatilità si manifesta sulle azioni di ogni comparto industriale. Per comprendere quanto un titolo azionario sia volatile, si effettua un calcolo partendo dal suo prezzo medio. Per effettuare il calcolo solitamente si utilizza la deviazione standard, la quale è una misura statistica comunemente usata per rappresentare la volatilità.
  • Volatilità storica: in inglese historical volatility (HV), è un indicatore molto importante per calcolare quanto il prezzo di un titolo si allontana dal suo valore medio. Come si calcola la volatilità storica di uno strumento finanziario? In generale si calcola determinando la deviazione media del prezzo medio in un dato periodo di tempo. Più alto è il valore della volatilità storica e maggiore è la rischiosità del titolo, ma ciò non è del tutto negativo perché il rischio funziona nelle due direzioni del mercato: rialzista e ribassista. La volatilità può essere usata a proprio vantaggio per fare trading online sulle azioni, accettando comunque una percentuale di rischio del capitale.
  • Volatilità implicita: quest’indicatore guarda alle dinamiche future dei prezzi di un titolo, esso viene utilizzato per prevedere un probabile movimento del prezzo di un titolo nel futuro. Spesso la metrica viene usata anche nel calcolo della volatilità implicita delle opzioni.
  • Volatilità di mercato: la volatilità di mercato non indica solo un trend ribassista, ma anche un trend rialzista. Se il prezzo fluttua rapidamente in un breve lasso di tempo, toccando nuovi massimi o minimi, si dice che ha un’alta volatilità. Se il prezzo si muove lentamente verso l’alto o verso il basso, oppure rimane relativamente stabile, si dice che ha una bassa volatilità di mercato.

A conclusione del discorso sulle tipologie di volatilità possibili, forniamo alcuni consigli su come gestire la volatilità durante l’attività di trading.

  • Rimanere pazienti evitando cambi di strategia dettati dalle emozioni del momento.
  • Diversificare il portafoglio in più settori industriali come indicato nella guida agli investimenti azionari.
  • Investire in modo programmato usando un piano di investimento sistematico.

Misurare la volatilità è fondamentale ma non basta, è importante conoscere gli eventi critici che possono farla aumentare in modo imprevedibile come spieghiamo di seguito.

Volatilità durante gli eventi di crisi

Mentre l’indicatore della volatilità storica può fornirci informazioni sull’ampiezza della volatilità di un titolo nel passato e la volatilità implicita può fornirci indicazioni sul futuro (in condizioni controllabili), ben altra cosa è riuscire a ponderare gli eventi di crisi improvvisi che nel mondo finanziario sono noti con il nome di “Cigno Nero”.

Gli effetti della pandemia sui mercati finanziari nei mesi di febbraio e marzo 2020 sono già diventati un caso di studio, come lo fu la crisi finanziaria del 2008 a seguito del fallimento della banca Lehman Brothers.

Per rendersi conto visivamente di quanto tali eventi incidano sui mercati finanziari, è utile guardare il grafico dell’indice S&P 500 che traccia i prezzi delle 500 maggiori società quotate negli Stati Uniti. In occasione degli eventi critici sul grafico si forma una profonda “V”, ma si può notare come l’indice riprende sempre il suo normale andamento e sale verso nuovi massimi storici.

Tornando allo shock esogeno e simmetrico causato dalla pandemia su economia reale e mercati finanziari, notiamo come alcuni settori industriali sono stati particolarmente colpiti mentre altri si sono dimostrati resilienti o addirittura di aiuto per risolvere le eccezionali condizioni venutesi a creare.

L’industria dei viaggi, tra cui compagnie aeree e navi crociera, ha subito pesanti perdite durante le chiusure imposte dalle misure sanitarie, come avvenuto nei casi di Royal Caribbean (RCL) per le società crocieriste e Delta Air Lines (DAL) tra le compagnie aeree.

La volatilità dei prezzi, in questo evento di crisi come in altri nel passato, ha mostrato all’investitore tutta l’incertezza che regnava nei mercati azionari. Una condizione di instabilità durata non poco, ma che non ha colpito tutti. Le società quotate dei servizi di consegna dei pasti sono rimaste stabili, mentre le aziende farmaceutiche impegnate nella ricerca di farmaci e vaccini contro il coronavirus sono cresciute proprio mentre il resto del mercato cadeva: questo è stato il caso di Moderna (MRNA).

È possibile prevedere e monitorare la volatilità?

Possiamo in qualche modo prevedere o quanto meno monitorare la volatilità in eventi critici come quelli descritti in precedenza, e anche in condizioni di mercato più tranquille?

La risposta è sì, abbiamo degli indicatori e delle “cartine di tornasole” che ci permettono di scovare eventuali segnali che i mercati stanno per diventare più volatili.

  • Average True Range (ATR): indicatore tecnico ampiamente usato nel trading per misurare la volatilità di un asset in un certo lasso di tempo. L’indicatore si sposta verso l’alto e verso il basso in base all’andamento del prezzo dell’attività monitorata. Un ATR alto indica una maggiore volatilità del sottostante, mentre un ATR basso indica un andamento opposto. I trader lo usano per stabilire quando aprire o chiudere una posizione di trading.
  • Prevedere la volatilità: gli analisti usano i prezzi delle quotazioni in tempo reale dell’indice S&P 500 per le loro stime. Allo scopo raccolgono un gran numero di “scommesse” piazzate dai trader, i quali credono che un asset salirà o scenderà di una certa quota, e usano queste informazioni per generare un’immagine di dove detti trader credono che il mercato si stia dirigendo.

Non ultimo, gli investitori utilizzano l’indice di volatilità VIX gestito dal Chicago Mercantile Exchange (CME), per meglio comprendere la volatilità del mercato attesa. L’indice VIX si basa sui prezzi mid-quote in tempo reale dello S&P 500 e calcola la volatilità attesa a 30 giorni nel mercato azionario statunitense. Viene valutato come il miglior indicatore di volatilità.

Cosa comporta la volatilità per i trader?

La volatilità non influisce sull’attività di investimento dei trader allo stesso modo. I più esposti sono i trader di breve periodo, quelli che aprono e chiudono posizioni giornaliere nei mercati finanziari. Gli investitori di lungo periodo sono meno esposti, semplicemente perché guardano a un orizzonte più ampio e mettono in conto la volatilità come un “male necessario” lungo il loro cammino di crescita finanziaria.

Entrambi i tipi di investitori, tuttavia, devono fare i conti in particolare con le azioni ad alta volatilità, ovvero i titoli di società che nell’arco di una giornata subiscono variazioni di diversi punti percentuali. Tale fenomeno si verifica in particolare nei settori industriali nascenti, mentre all’opposto la bassa volatilità può significare che ci troviamo in un mercato più sviluppato ed avanzato, oppure in una fase di relativa quiete.

Come trarre profitto dalla volatilità?

Appreso cos’è la volatilità finanziaria, come monitorarla e calcolarla e quali eventi ne possono causare un aumento anche imprevedibile, è giunto il momento di capire anche come trarre profitto dalla volatilità.

L’abbiamo accennato in precedenza: le ampie fluttuazioni dei prezzi non sono necessariamente un fattore negativo. Tutto dipende invece da come il trader interpreta la fluttuazione nei mercati e da come entra in essi per realizzare una plusvalenza.

I trader a breve termine, per esempio, traggono profitto dalla volatilità utilizzando vari livelli di leva finanziaria. Attraverso lo strumento della leva, se correttamente usato, i trader investono piccole quantità di denaro ottenendo plusvalenze sull’investimento molto ampie. Tali guadagni si verificano per l’associazione dell’effetto leva, che per sua natura amplifica il capital gain, con l’alta volatilità che funziona da effetto moltiplicatore.

Non è necessario andare molto lontano per trovare delle occasioni, è sufficiente guardare alla Borsa di Milano dove la volatilità sulle azioni italiane già di suo presenta ottime opportunità per qualsiasi investitore e trader neofita.

Domande frequenti sulla volatilità

Offriamo in questa sezione le risposte ad alcune domande relative alla volatilità finanziaria, da cui desumere ulteriori informazioni che completano la formazione personale sull’argomento.

  • C’è un modo per tracciare la volatilità del mercato?

L’Average True Range (ATR), la volatilità storica e la volatilità implicita sono tutti indicatori attraverso cui l’investitore ha modo di tracciare la volatilità del mercato.

  •  Alcune classi di attività sono più volatili di altre?

La volatilità può presentarsi più elevata per alcune classi di attività, come nel caso delle criptovalute, tuttavia non è tanto l’asset class in sé ad avere una natura volatile quanto la sua maturità, e il grado di influenza che eventi esterni hanno su di esso.

  • Come influisce la volatilità sull’analisi tecnica?

La volatilità come il volume di scambio sono entità misurabili che trovano nell’analisi tecnica il modello di previsione migliore. Ciò significa che non può esistere l’analisi tecnica di un asset senza tenere conto della volatilità, sia essa in una fase di quiescenza o di elevato fermento.

  • La volatilità e il rischio sono la stessa cosa?

Volatilità e rischio non sono sinonimi perché non è vero che la volatilità è sempre un rischio. Vi sono trader che cercano la volatilità perché grazie ad essa trovano ampie mosse di prezzo da sfruttare a proprio vantaggio, tenendo bene in conto che il rischio di perdite è sempre presente.

  •  Gli investitori a lungo termine dovrebbero temere la volatilità?

Generalmente l’investitore di lungo periodo teme meno le fluttuazioni dei prezzi di breve periodo, poiché sono “figlie” di eventi temporanei, ma non significa che non debba tenere la volatilità sotto controllo. Nella vita dell’asset potrebbero intervenire fattori che assumono carattere di permanenza anche sul lungo periodo, quindi interferendo con il suo investimento.

  • Le obbligazioni sono meno volatili delle azioni?

Le obbligazioni per loro natura oscillano meno delle azioni perché hanno una natura di titolo di credito, mentre le azioni sono una partecipazione al capitale societario.

Come gestire la volatilità su eToro?

L’investitore può gestire il rischio di volatilità attraverso diversi strumenti. Sulla piattaforma del broker eToro questi ha a disposizione dei modi per tracciare le fluttuazioni dei prezzi e anche degli strumenti per gestire il rischio d’investimento.

  • eToro ProCharts: strumento comparativo avanzato per compiere l’analisi tecnica sui grafici. Pensato per i trader manuali, ProCharts si compone di varie funzionalità visualizzabili contemporaneamente. Tra i parametri disponibili citiamo i periodi di tempo, il fuso orario, il salvataggio degli studi e la sovrapposizione di analisi tecniche di più asset.
  • CopyTrader: con il copy trading l’investitore impiega una porzione dei suoi fondi per copiare le posizioni di trading di altri trader esperti. Il copy trading è utile per apprendere dagli investitori esperti, per affidare a loro il calcolo della volatilità di un portafoglio, e per risparmiare tempo sulla creazione delle strategie. Copiando i migliori trader presenti su eToro, si apprende come questi sfruttano a loro vantaggio la volatilità tenendo a bada gli effetti negativi delle eccessive fluttuazioni dei prezzi. Verificando il “risk score” associato a ciascun trader, inoltre, si è sempre a conoscenza del livello di rischio che ci si assume copiando.
  • Risorse di eToro: utilizzando la funzione di ricerca sulla piattaforma del broker eToro si accede a una miniera di guide, notizie, analisi rilasciate da altri trader esperti. Per ciascun asset listato sono disponibili molte informazioni, compreso il sentiment del momento.

Conclusione

Al termine della guida sulla volatilità delle azioni possiamo dire di avere appreso cos’è la volatilità, come si misura e si gestisce, quali sono i rischi ma anche le opportunità che le fluttuazioni dei prezzi presentano all’investitore.

Riassumiamo qui i punti essenziali affrontati nell’articolo per fissare nella mente i concetti principali.

  • Cos’è la volatilità del mercato azionario: la volatilità è una misura statistica. Più alta è la volatilità, più rischioso è il titolo. La volatilità è un indicatore spesso misurato come deviazione standard o varianza tra i rendimenti dello stesso titolo.
  • Come identificare e sfruttare la volatilità del mercato: i titoli diventano assai volatili durante la presentazione dei risultati delle trimestrali, o prima e dopo la presentazione di dati economici come la produzione industriale o il tasso di disoccupazione. La lettura del calendario economico è un valido aiuto per conoscere in anticipo eventuali fluttuazioni dei prezzi.
  • Quali sono i diversi tipi di volatilità: volatilità storica, per calcolare quanto è storicamente volatile un titolo; volatilità implicita, per calcolare quanto potrebbe essere volatile un asset nel futuro; volatilità giornaliera o annuale, per calcolare quanto il titolo si discosta dal suo prezzo medio in un determinato arco temporale.
  • È possibile prevedere e monitorare la volatilità: grazie all’indicatore tecnico ATR è possibile monitorare la volatilità, ma bisogna tenere presente che eventi improvvisi e fuori dal controllo dell’analisi tecnica possono causare imprevedibili movimenti di prezzo o condurre anche a perdite.
  • Cosa significa volatilità per i trader: per il trader giornaliero mercati più volatili significano maggiori opportunità di guadagno da bilanciare con potenziali perdite.
  • Come trarre profitto dalla volatilità: il corretto uso dell’analisi tecnica da cui dedurre strategie di trading adeguate consente all’investitore di trarre vantaggio dalla fluttuazione dei prezzi.
  • Come gestire la volatilità su eToro: le funzioni dello strumento ProCharts sono un aiuto prezioso per la realizzazione di analisi tecniche avanzate in grado di fornire elementi utili alla gestione della volatilità. Con lo strumento di CopyTrading, invece, il trader alle prime armi può investire affidandosi all’esperienza di trader esperti che hanno imparato a cavalcare l’onda dei prezzi.

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