Un investimento trasformato in incubo giudiziario. È quanto accaduto a una cittadina di Assisi, che dopo aver acquistato all’asta un immobile per oltre 383 mila euro – tra prezzo, spese e adeguamenti – si è vista bloccare tutto a causa di un sequestro penale precedente. Un intreccio di norme civili e penali che riporta al centro il tema della tutela dell’acquirente in buona fede e della certezza del diritto immobiliare.
Cosa è successo
La vicenda parte nel 2018, quando un bene di una società fallita viene sottoposto a sequestro preventivo penale, trascritto nei pubblici registri nell’ambito di un’inchiesta per bancarotta fraudolenta.
Nel 2022 inizia la procedura esecutiva immobiliare legata a un’ipoteca iscritta nel 2002, con vendita autorizzata dal giudice civile. La donna si aggiudica l’immobile il 26 aprile 2024, pagando oltre 353 mila euro, a cui si sommano spese e tasse, con decreto di trasferimento del 10 settembre 2024.
Ma nel febbraio 2025 il Tribunale di Perugia respinge l’istanza di dissequestro: prevale il sequestro penale, registrato prima dell’ipoteca e del pignoramento. Decisione confermata a maggio dal Riesame, che sottolinea come la buona fede dell’acquirente non sia sufficiente e che il bene non possa essere sostituito da una somma di denaro. Oggi, l’immobile rimane sotto sequestro, sospendendo sogni familiari e un progetto imprenditoriale sostenuto anche da bandi regionali.
Perché è importante
Il caso solleva interrogativi pesanti: può un cittadino, che compra in buona fede all’asta pubblica, perdere tutto per un vizio giuridico preesistente? La normativa italiana prevede che il sequestro penale prevalga se trascritto prima di pignoramenti o ipoteche (art. 2915 c.c.), ma l’impatto sociale ed economico di queste decisioni resta enorme.
La questione non riguarda solo un singolo episodio: mette in luce l’assenza di coordinamento tra giudici civili e penali, con conseguenze dirette su risparmiatori e piccoli imprenditori. La mancanza di certezze potrebbe addirittura frenare l’interesse verso le aste immobiliari, considerate uno strumento fondamentale per dare nuova vita a beni bloccati o fallimentari.
Per il tessuto economico locale, inoltre, perda rilevanza la prospettiva di una nuova iniziativa imprenditoriale — sacrificata sull’altare della rigidità legale. Un monito che richiama l’urgenza di riforme capaci di bilanciare la necessità di combattere l’illegalità con la protezione di chi investe e agisce in piena buona fede.
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